Casina, parto “acquatico” in casa per il piccolo Gioele, nato nel paese con meno di dieci abitanti
Un evento per Monchio dei Ferri frazione di Casina. Mamma Chiara e papà Emanuele hanno deciso di vivere in montagna
CASINA. A memoria della comunità è il primo bambino nato a Casina da molti anni, e addirittura è nato nella borgata di Monchio dei Ferri, che conta in totale meno di 10 abitanti. È una vicenda singolare, frutto di una scelta precisa e meditata, quella del piccolo Gioele, venuto alla luce lo scorso 24 luglio, figlio di Chiara Lusetti, fisioterapista 38enne, e Emanuele Chiapponi, quarantenne addetto alla manutenzione di macchinari per la produzione casearia. Una coppia che ha scelto consapevolmente di vivere in Appennino, e con uguale consapevolezza ha voluto percorrere la strada del parto in casa. In più, con la modalità del parto in acqua.
A raccontare questo percorso, astraendolo da qualsiasi ipotesi di improvvisazione, ma anzi ponendolo sotto la luce di una grande attenzione agli aspetti della sicurezza, è la stessa Chiara, per la quale Gioele è stato il primo figlio.
«La scelta del parto in casa l’abbiamo presa insieme – spiega Chiara Lusetti – in piena sintonia, e se qualcuno di noi due avesse avuto dei dubbi ovviamente non avremmo proseguito. L’abbiamo presa nella convinzione che la casa fosse un ambiente più intimo e protetto, che avrebbe costituito una modalità di venuta al mondo meno traumatica per il bambino.
Avevo letto il libro di Frédérick Leboyer “Per una nascita senza violenza” – prosegue Chiara – che si è basato sull’idea che il bambino percepisse chiaramente quanto gli avveniva intorno fin dal parto. Nascere è comunque traumatico, ma farlo in ospedale, con luci forti, tante persone intorno che si muovono e parlano concitate ad alta voce, lo è sicuramente di più. La nostra scelta quindi è stata per ridurre anche lo stress per il bimbo».
All’idea di portare avanti questo percorso, è seguita l’individuazione di un’ostetrica, «una persona che ci è stata indicata da alcune amiche – prosegue Chiara – che ci ha seguito per tutto il percorso verso il parto insieme al mio ginecologo. Ovviamente per praticare il parto in casa è necessario che la gestazione non presenti difficoltà o fattori di rischio: la mia fortunatamente è andata benissimo».
Fino dunque ai giorni del travaglio e della nascita, con il parto in acqua: «Avevo sempre pensato di effettuare questo tipo di parto, perché so che aiuta ad essere più rilassata e diminuisce il dolore. L’ostetrica mi ha detto che sarebbe stato possibile grazie ad una vasca portatile che aveva in dotazione. Il parto è stato lungo, quasi 18 ore di travaglio, ma è stata rispettata in pieno la fisiologia di questo momento.
Le due ostetriche presenti ci hanno seguito, monitorando costantemente tutti gli aspetti della sicurezza, ma in lunghe fasi eravamo nella stanza solo io ed Emanuele: è stato un momento che ci ha molto unito. Le luci erano soffuse, parlavamo a bassa voce, credo davvero che sia stato un ambiente protettivo per Gioele, che infatti al momento della nascita non ha nemmeno pianto. Ha fatto un grande sospiro e ha accennato a un sorriso. Anche adesso è un bambino sempre molto tranquillo e sereno, non so se sia merito del parto ma credo sia possibile».
Ora il bimbo crescerà in montagna, visto che i genitori (la mamma è originaria di Correggio) hanno scelto di vivere qui «per la bellezza dell’ambiente, la tranquillità, la socialità e l’aria pulita. Monchio dei Ferri è un posto speciale, ci tenevamo davvero che nascesse qui, anche se a breve contiamo di spostarci in un’altra casa».
Non andranno comunque in una metropoli: la destinazione infatti è Monchio delle Olle, vicino a Trinità, solo di poco più grande.
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