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Lo Spazio Gerra compie dieci anni: «Festeggiamo insieme a tutta la città»

Martina Riccò
Lo Spazio Gerra compie dieci anni: «Festeggiamo insieme a tutta la città»

Lorenzo Immovilli, Stefania Carretti ed Elisa Savignano raccontano «lo strano appartamento in cui nascono le idee» e danno appuntamento a sabato 29 settembre in occasione della mostra che raccoglierà quanto fatto in questi due lustri

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REGGIO EMILIA. La cultura, quando è vera, è contagiosa. Senza corpi e menti da toccare, piano piano, muore. Così quando qualcuno, pensando di tenerla al sicuro, la rinchiude in una torre, la cultura prende la rincorsa e scappa più lontano che può. A Reggio Emilia, al posto della torre, le hanno messo a disposizione un “appartamento” nel cuore della città: dal profilo contemporaneo, su più livelli, ha ampie vetrate che fanno entrare ciò che è fuori e fanno uscire quello che succede dentro. La cultura ci vive dal 2008, invitando tutti a farle visita e contagiando chiunque passi di lì.

«Questo appartamento – spiegano Lorenzo Immovilli, Stefania Carretti ed Elisa Savignano, sciogliendo la metafora – è lo Spazio Gerra, che quest’anno compie dieci anni e vuole festeggiare con tutta la città».


 

Gli inizi

 

In questo appartamento affacciato in piazza 25 Aprile non arrivano mostre da fuori, contenuti già confezionati da altri; qui le idee nascono da confronti e intuizioni, a volte anche da quattro chiacchiere scambiate tra un impegno di lavoro e l’altro. «Non è così scontato che uno spazio istituzionale abbia la libertà e l’indipendenza che abbiamo noi – commenta Lorenzo Immovilli – ma è ovvio che te le devi anche guadagnare. Dallo Spazio Gerra sono passati i personaggi più importanti del mondo culturale e creativo. Siamo piccoli, abbiamo un profilo minore che sulla carta non può competere con i grandi musei e le grandi gallerie, eppure siamo intrecciati alla città, abbiamo creato insieme un tessuto culturale di cui andiamo fieri».

Dieci anni sono un traguardo importante. Cosa significa per voi?

«Significa guardare dove siamo, e da dove siamo partiti – risponde Stefania Carretti –. Dieci anni fa Spazio Gerra non esisteva, non era niente. Il nostro viaggio è iniziato con il solo obiettivo di essere più di uno spazio espositivo, volevamo essere un centro culturale e di produzione, un centro di idee. Questo era anche il volere di Anna Maria Gerra Ternelli, che aveva messo a disposizione del Comune l’ex albergo Cairoli».

 

 

Il videoracconto

 

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Nel tempo, poi, le idee hanno messo le radici qui, andando ad alimentare un circolo virtuoso che ha coinvolto, e coinvolge, la città intera. Come ci siete riusciti?

«Fin da subito abbiamo pensato di guardare alla contemporaneità e alla creatività non soltanto con mostre o esposizioni fini a se stesse, ma con progetti culturali che, una volta finita la parte espositiva, potessero comunque rimanere nell’aria, a volte anche sviluppandosi ulteriormente».

Diamo dei numeri. Quanti progetti avete ideato e organizzato in questi dieci anni?

«Li abbiamo contati – ridono tutti e tre – e più meno ne abbiamo organizzati dieci all’anno, per un totale di oltre cento iniziative tra esposizioni, cicli di workshop, concerti, mostre. Però, guardandoci indietro, abbiamo trovato una certa coerenza, abbiamo seguito una direzione abbastanza uniforme».

 


La mostra

 

 

Questa direzione “ostinata e contraria” in cosa si tradurrà? Una mostra con le tappe salienti dell’attività di Spazio Gerra?

«Abbiamo identificato una decina di temi su cui abbiamo lavorato in questi anni e cercheremo di raccontarli con una esposizione che sarà inaugurata sabato 29 settembre e rimarrà visitabile fino al 6 gennaio».

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Non dobbiamo aspettarci niente di convenzionale, vero?

«Non sarà una carrellata, ecco. I temi verranno sviluppati e rielaborati in modo fresco e divertente».

Quali sono questi temi?

«Il primo – svela Stefania Carretti – è la fotografia. Da sempre Spazio Gerra se ne occupa, legandola ogni volta a un media diverso: alla musica, al fotoromanzo (come è successo nell’ultima mostra organizzata in occasione di Fotografia Europea 2018, che ha visto la partecipazione di Vittoria Belvedere), alle discoteche, come nel caso della mostra Disco Emilia, ai movimenti politici. La fotografia, insomma, come strumento di racconto del sociale».

Tra i grandi meriti di Spazio Gerra c’è anche la capacità di intrecciare relazioni internazionali. Ci sarà spazio per questo?

«Assolutamente sì – risponde Elisa Savignano – Le relazioni internazionali, ma anche quelle nazionali e sul territorio, sono importantissime per noi perché Spazio Gerra non ha un patrimonio artistico. Può contare “solo” sulle sue idee».

 

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Qualche altra anticipazione?

«Abbiamo sviluppato il tema della sostenibilità», dice Stefania Carretti. «E anche quello dell’innovazione digitale – aggiunge Lorenzo Immovilli – su cui abbiamo cercato di riflettere più volte in questi anni».

«Importante è poi l’attenzione riservata alla formazione e alla didattica – sottolinea Elisa Savignano –. Durante l’anno organizziamo moltissimi laboratori e workshop, con bambini, scuole, cooperative sociali, ma anche con gli adulti, in collaborazione con Mestieri d’Arte, Palazzo Magnani... L’ultimo progetto di formazione che abbiamo sviluppato è quello con la Scuola internazionale Comics, che nel 2018, proprio come, noi, festeggia dieci anni. Abbiamo chiesto agli allievi di rielaborare i dieci anni di Spazio Gerra, e i temi che abbiamo selezionato, e loro hanno creato strisce, magazine, oggetti d’arte. Una manipolazione molto stimolante che sfiderà anche i visitatori a riconoscere i progetti a cui, di volta in volta, le produzioni si sono ispirate».

Quindi le troveremo in mostra?

«Sì, insieme ad alcuni allestimenti curati sempre da loro. Un viaggio molto pop e divertente che sarà poi completato dalla sezione, allestita nel corridoio, in cui saremo noi a raccontare i dieci anni di Spazio Gerra».

Ci porterete dietro le quinte della creazione?

«Non proprio (ridono, ndr). Non ci siamo voluti raccontare così sul personale, siamo abituati a non comparire».

 

 

Dieci anni di immagini

 

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Per quello avete scelto il simbolo del sottomarino?

«Proprio così! Noi giriamo sott’acqua, guardiamo cosa c’è, poi lo riportiamo a galla. La mostra sarà giocata su questo, ma ci saranno anche dirigibili che porteranno fino al cielo...».

Sentendovi parlare sembra tutto molto semplice, ma in questi anni avrete incontrato delle difficoltà. O no?

«Quando si parla di difficoltà si pensa sempre agli aspetti economici – risponde Lorenzo Immovilli – ma quando Spazio Gerra è nato, nel 2008, eravamo già molto lontani dall’allegria culturale degli anni ’80 o ’90. Ci siamo abituati a lavorare con le briciole, ne abbiamo fatto un valore, e questo ha fatto crescere in noi la consapevolezza che si possono fare cose molto interessanti anche senza avere delle grandi risorse. Con questo, ovviamente, siamo assolutamente contrari a qualunque taglio alla cultura».

 

 

I progetti futuri

 


Al di là delle difficoltà economiche, la gente è cambiata? Come accoglie le vostre proposte oggi?

«Ci è voluto un po’ di tempo per farci conoscere in città – ricorda Stefania Carretti – ma una cosa non è mai cambiata: abbiamo un target molto vario e variegato, che va dai 3 ai 90 anni. Non attiriamo solo il classico pubblico della cultura, quello che va a teatro, frequenta i cinema e i musei, ma anche persone che non ti aspetteresti. Questo ci fa piacere, molto, perché lo Spazio Gerra nasce per essere di tutti i reggiani».

«Quello di Spazio Gerra – riflette Lorenzo Immovilli – è senza dubbio un caso più unico che raro, perché è uno spazio istituzionale che usa linguaggi non istituzionali. Risultato? Quando fai un’esposizione e la dedichi alle discoteche, ti arriva la città».

 

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C’è un progetto del cuore? Immagino che ognuno abbia il suo...

«Parto io! – esclama Immovilli ridendo – Sono orgoglioso di aver portato in città le immagini dei grandi musicisti che hanno segnato la mia vita: i Beatles, i Rolling Stones, Lou Reed, David Bowie, Jimi Hendrix, Jim Morrison... Io sono cresciuto con questo tipo di cultura, è stato bello condividerla con tutta Reggio».

Stefania Carretti ed Elisa Savignano sono più in difficoltà: «Quello dello scorso anno sul Fotoromanzo mi è piaciuto molto», ammette Stefania, ma poi concorda con Elisa: «Il progetto più bello è quello che deve ancora venire... Potrebbe essere quello del 2019, che abbiamo deciso di dedicare alla parola». —


 

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