Sorpreso monsignor Camisasca «La vicenda si risolva presto»
LA CHIESAREGGIO EMILIA«Il vescovo di Reggio e Guastalla, di ritorno dalla visita al campo profughi in Marocco, ha appreso dalla Gazzetta di Reggio del provvedimento di custodia cautelare nei...
LA CHIESA
REGGIO EMILIA
«Il vescovo di Reggio e Guastalla, di ritorno dalla visita al campo profughi in Marocco, ha appreso dalla Gazzetta di Reggio del provvedimento di custodia cautelare nei confronti di don Ercole Artoni ed è certo che le prossime ore permetteranno una maggiore chiarezza circa l’accaduto, così da poter esprimere un giudizio più adeguato e approfondito». È all’insegna della prudenza l’intervento del vescovo Massimo Camisasca, che l’anno scorso ha presenziato alla festa per i 40 anni della comunità Papa Giovanni XXIII. Ieri il prelato si è affidato a una nota ufficiale della Curia, che si conclude con l’auspicio che «la vicenda si possa risolvere al più presto».
È cascato dalle nuvole don Fortunato Monelli, il parroco alla guida dell’Unità Pastorale 2 (Mancasale, Sesso, San Prospero Strinati e San Giovanni Bosco), il quale – del tutto estraneo all’affaire, anzi ad un certo punto si sottrae – compare tra le carte dell’inchiesta. Fu lui a presentare don Artoni alla presidente del tribunale, che lo ricevette nel suo ufficio nel maggio-giugno 2017: «La conoscenza c’è, sia con Aldo Ruffini sia con don Ercole. Ruffini è un commerciante di preziosi: l’ultima volta che è stato arrestato, qualche anno fa, ho avuto il permesso di fargli visita in carcere, fa parte delle opere di misericordia. Don Ercole lo conosco da dieci anni, da quando sono qui: l’attuale sede della comunità ricade nel territorio della parrocchia di Sesso».
Su quali fossero i rapporti tra i due, don Fortunato dichiara che «l’unica cosa che so è che sono amici, so che Ruffini più di una volta ha dato una mano e aiutato l’opera di don Artoni». Secondo gli atti, don Fortunato avrebbe ricevuto le “attenzioni” di Ruffini e don Artoni in virtù della sua amicizia con la famiglia Berretti: «Sono originario di Collagna, come la dottoressa Beretti, che partecipava in parrocchia insieme ai genitori. Ho celebrato il suo matrimonio. Ma parliamo di più di vent’anni fa: con il tempo i contatti si sono diradati». Sull’indagine don Monelli non si pronuncia: «Posso solo esprimere stima e solidarietà umana a don Artoni: ha speso la sua vita per aiutare i bisognosi, è notorio». —
AM.P.
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