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Alla cerimonia di insediamento del procuratore Marco Mescolini tenevano banco le minacce ai tre magistrati del tribunale di Reggio 

La presidente Cristina Beretti preferisce un «No comment»

AM.P.

LE MINACCIATEREGGIO EMILIA«No comment». La presidente del tribunale Cristina Beretti non ha voluto in alcun modo commentare la conclusione dell’indagine che per lei ha significato la fine di un...

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LE MINACCIATE

REGGIO EMILIA

«No comment». La presidente del tribunale Cristina Beretti non ha voluto in alcun modo commentare la conclusione dell’indagine che per lei ha significato la fine di un incubo: troppo parte in causa, in questa vicenda, per potersi esprimere. Di certo nell’annus horribilis della dottoressa Beretti devono aver pesato parecchio quelle minacce, riguardanti suo figlio, ritenute allarmanti poiché gli autori hanno tirato in ballo la ’ndrangheta: visto il ruolo di primo piano di Berretti nel maxiprocesso Aemilia, era più che plausibile.

Da qui la necessità di mettere sotto scorta la presidente, che in più di un’occasione pubblica aveva accennato a come fosse cambiata la sua quotidianità blindata. Un certo sollievo anche per i pm Valentina Salvi e Giulia Stignani, alle quali era stata estesa la speciale tutela e che per lunghi mesi hanno lavorato con l’ombra che qualcuno volesse far loro del male. I sostituti procuratori infatti non potevano essere a conoscenza dell’inchiesta in corso e del bluff messo in piedi dai due millantatori. Nel caso di Salvi, si è trattato di esplicite e pesanti minacce di morte: «La Salvi ha chiesto tre anni di quella misura lì, cioè non posso uscir dal Comune di Reggio Emilia… se mi stanco la uccido», si sfogava parlando da solo nella sua auto Aldo Ruffini, intercettato l’11 giugno 2018, dopo una delle diverse udienze che lo vedevano alla sbarra.

Solo in un secondo tempo, ad accertamenti compiuti, è stato chiarito che l’unica “colpa” dei sostituti procuratori è stata quella di essersi occupate entrambe dell’applicazione della misura di prevenzione (firmata da Beretti il 14 dicembre 2016) che ha comportato in contemporanea il maxi sequestro patrimoniale da 24 milioni di euro a carico di Ruffini.

Su Ruffini è tuttora pendente un procedimento penale per evasione fiscale, ma il movente dei maneggi successivi della strana coppia Ruffini-don Ercole è stato proprio il blocco dei beni, del quale il commerciante 74enne non si capacitava. —

AM.P.

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