Passeggiata Ducale, grande occasione per creare un nuovo modello di città
Si è fatto il tempo di scindere il traffico veicolare dalla mobilità delle persone. E questa potrebbe essere l’occasione Il tentativo ora non è quello di copiare dalla storia, ma di riproporre nello stesso spirito, in modo contemporaneo
il dibattito
L’architetto Paolo Bedogni ci ha inviato questa sua riflessione sulla mobilità e il paesaggio urbano reggiano.
PAOLO BEDOGNI
Il grande dibattito sul progetto già finanziato per 14,5 milioni della passeggiata ducale ha visto tanti cittadini scendere in campo con tanto desiderio partecipativo.
Il tema per Reggio Emilia diventa strategico: prevede la realizzazione di un Progetto Preliminare che coinvolge soprattutto la Reggia di Rivalta con tutto il Parco Ducale, la passeggiata settecentesca di viale Umberto primo nel tratto che fronteggia l’ospedale.
È coinvolto inoltre, dello stesso viale, il tratto di penetrazione verso il centro storico comprendendo lo snodo di attraversamento veicolare, pedonale e ciclabile di Porta Castello sul viale di circonvallazione. Trattasi dello storico ingresso alla città.
L’incrocio di Porta Castello nel Progetto Preliminare viene risolto con una rotatoria sulla circonvallazione (seguendo vecchi schemi, superati, di fluidità del traffico, non più accettabili, e quanto meno da verificare con simulazioni appropriate) e con soluzioni di arredo di Piazzale Diaz oggi formato da uno spartitraffico automobilistico centrale, con una svolta a destra pericolosa e sul marciapiede dove dovrebbero passare solo i pedoni.
Le auto possono passare sia in entrata che in uscita provenendo addirittura dal controviale di circonvallazione sfiorando la gente seduta al baretto.
TRAFFICO E PERSONE
Ben venga allora che questo progetto della Passeggiata Ducale favorisca la risoluzione di questo intreccio di problemi di estrema pericolosità che potranno tradursi in qualità urbana, o forse in rigenerazione urbana, o forse in traffico delle auto, anzi in mobilità delle persone.
Il Preliminare prevede la riprogettazione anche del tratto di “Largo Porta Castello” oggi Via Ariosto che risulta immutato dal 1950 (con la realizzazione della penisola centrale per favorire il traffico veicolare, compresi i primi mezzi pubblici, verso il centro storico).
Le penisole, cosiddetti rondò per le auto, hanno occupato lo spazio pubblico aperto che assimilava in sé lo spirito del luogo storicizzato (genius loci). Tale storicizzazione identificava l’ingresso al centro storico costituito, all’altezza del Castelletto neogotico (Villa Sidoli, dietro all’attuale chiosco del fiorista), da un vero e proprio palazzotto cinquecentesco ridisegnato nell’ Ottocento dal Marchelli dove l’androne sottostante faceva da porta di ingresso alla città.
L’EPOCA DEL “PICCONE DEMOLITORE”
Tutto ciò esisteva fino alla demolizione delle mura all’inizio del secolo XX, quando lo slargo di Porta Castello viene aperto e occupato dalle due Gabelle del dazio, poi demolite in epoca novecentesca.
Altre demolizioni di fabbricati storici, per far posto alle case rosse di Acer dette case operaie, hanno caratterizzato la nuova forma urbana disegnando una sorta di piazza naturale per pedoni, carrozze e le prime bici, il tutto proiettato verso “Piazza della Legna” (attuale Piazza XXIV Maggio).
L’avvento dell’auto ha significato la conseguente asfaltatura di tutto l’acciottolato in pietra del XIX secolo caratterizzato da guidane in granito per agevolare il percorso dei carri. Lo spazio pubblico era di tipo aperto con marciapiedi in lastre di pietra e con una mobilità di persone ancora coerente, diremmo oggi sostenibile.
CARATTERI STORICI PER PROGETTARE
Le foto d’archivio esprimono meglio il genius loci che ha segnato la storia di questa significativa Porta alla città.
L’arredo urbano era essenziale con la presenza di piccoli chioschi ristoro o per giornali, piantumazioni oggi ancora leggibili e soprattutto ampie prospettive urbane intese come quinte teatrali.
Il Progetto Preliminare prevede appunto la sistemazione di questo tratto davanti ai negozi fino alla “Piazza della Legna”, compreso tutto Piazzale Diaz e pertanto occorrerà un confronto anticipato con il Comitato e ATI commercianti di Porta Castello.
“Piazza della Legna”, già realizzata, prevedeva un suo ampliamento, non realizzato, verso via Gazzata con piantumazioni nuove con lo scopo di agevolare la relazione con la chiesa di Sant’Agostino e le scuole annesse (materna, elementare e liceo) nonché l’impianto absidale con la torre del Casotti. Il tratto oggi più sofferente dal punto di vista commerciale, risulta quello tra “Piazza della Legna” e Piazza del Cristo che, con la recente pavimentazione dei marciapiedi, viene considerato già ultimato.
VIA ARIOSTO URBAN RENAISSANCE
Non è un caso che questo tratto di strada sia stato centro di attenzione progettuale del mio studio in collaborazione con Carlotta Bonvicini quando tre anni fa il Comitato dei cittadini e l’ATI dei Commercianti di Porta Castello inventarono l’iniziativa di Via Ariosto Urban Renaissance.
In un sabato mattina grazie alla collaborazione gratuita di tre ditte abbiamo realizzato il progetto con la manovalanza di tanti cittadini e o curiosi che si fermavano apposta.
Risultato: stesura di prato verde, fioriere in corte, sedute di vario tipo in prestito dai magazzini comunali, distese dei commercianti, affluenza costante di tanta gente e ogni giorno una iniziativa su strada nel tratto davanti alle case operaie. Le auto, i bus, e i veicoli comprese le bici potevano passare in ambo i sensi di marcia con una segnaletica appropriata orizzontale (strisce pedonali ampie su “Piazza della Legna” e vari pittogrammi di mobilità 30).
In un negozio sfitto è stato realizzato l’Info-Point con il risultato che subito dopo l’iniziativa è stato riaperto e oggi ospita l’attività commerciale più coerente con Urban Renaissance: negozio per il restauro delle bici e vendita bici assistite.
IL CASO DELLE PIAZZE
Il tentativo della settimana straordinaria, per la portata sociale e commerciale, non era quello di copiare ciò che abbiamo ereditato dalla storia, ma di riproporne lo stesso spirito in modo contemporaneo.
I grandi maestri del rinascimento ci hanno insegnato a non copiare desueti stilemi del passato, come fu poi nel neoclassicismo, ma ad innovare sia il linguaggio architettonico che quello urbano in modo sorprendente.
Cosa è rimasto di tutto ciò?
Questa esperienza è girata in tutta Italia e non solo grazie ai social, ma anche alla presentazione che ho fatto al convegno Cosmobike di Verona davanti a colleghi spagnoli, francesi, danesi ed altri.
Le magliette inventate dal Comitato e ATI dei Commercianti di Porta Castello con la scritta “Siam Mica a Copenaghen” sono ancora oggi indossate da cittadini e commercianti reggiani.
A Casalmaggiore la stessa scritta, con nostra autorizzazione, campeggia in una iniziativa che prevede la trasformazione di una strada a velocità 30. Una delegazione del Comitato Porta Castello presenzierà all’inaugurazione.
Per quanto concerne i progetti di Piazza del Cristo e Piazza Gioberti, non me ne vogliano gli amici contrari che in questi giorni con motivazioni diverse si sono scagliati, anche con un eccesso di foga, penso che vi si possa scoprire una certa continuità con Via Ariosto Urban Renaissance proprio nel senso di far prevalere la mobilità dolce.
CORAGGIO E VOLONTà POLITICA
Questa esperienza aveva dimostrato che i cittadini erano piacevolmente coinvolti e lo testimoniano le mille firme raccolte in quella settimana intensa (velocità 30, in grado di ridare qualità urbana dove la gente si può incontrare ed essere nelle condizioni per fare acquisti commerciali).
Tutto ciò è già sperimentato in Europa con ampi successi. Ci vuole coraggio e volontà politica!
Via Ariosto Urban Renassaince, realizzato dal basso in un sabato mattina, dimostra che i cittadini sono pronti a spendersi per migliorare la qualità di vita degli spazi pubblici collaborando a ridurre l’inquinamento dell’aria.
LA PARTECIPAZIONE COME PRIORITà
Il nodo fondamentale che ci suggerisce l’esperienza europea sta nella partecipazione dei cittadini ai processi decisionali investendo anche nella comunicazione come ha fatto Vienna che ha speso somme notevoli per pubblicizzare il piano della mobilità sostenibile.
Il taglio che ho voluto suggerire al dibattito in corso sulle piazze Gioberti e del Cristo, compresa la passeggiata ducale fino a Rivalta attiene alla mobilità sostenibile che oggi traccia un nuovo paradigma strategico che, una volta appannaggio dell’urbanistica, oggi invece disegna una nuova idea di città a patto che si coinvolga un sistema integrato di mezzi alternativi alle auto.
Il Piano della Mobilità Sostenibile ancora in corso di redazione a Reggio ci faccia sognare con obiettivi strategici definendo valutazioni costi/benefici di nuove tecnologie di trasporto pubblico e privato (tranvia dall’AV al centro storico fino Rivalta, corsie preferenziali, trasformazione verde dell’anello di circonvallazione, incentivazione auto elettriche e uso di bici elettriche...).
Auspico che si progetti un sistema della mobilità delle persone a partire dal centro storico con la regolamentazione delle soste, la riduzione del numero eccessivo dei permessi e la soluzione delle criticità ormai note.
Ecco perché il finanziamento della Passeggiata Ducale è una grande occasione per la riscoperta di un asse urbano storicizzato che può diventare strategico per un modello nuovo di città. —
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