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operazione stige 

La Dda chiede il processo per il 48enne che vive a Reggio

T.S.

La Procura di Catanzaro ritiene di aver smantellato il clan che riciclava denaro in Germania e controllava vari settori  economici italo-tedeschi

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CATANZARO

C’è anche il 48enne Francesco Bonesse – residente a Reggio Emilia – fra le 188 persone per cui la Dda di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito della maxi operazione antimafia Stige condotta dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Crotone contro la cosca Farao-Marincola di Cirò Marina (ritenuta una delle più potenti della Calabria) e nella quale sono indagati anche dei politici.

POLITICI E IMPRENDITORI

Una cosca – secondo l'accusa – con addentellati nel Nord e Centro Italia (Emilia-Romagna, Veneto, Lazio, Lombardia) e in Germania (Laender dell'Assia e del Baden-Württemberg) e infiltrata in diversi settori economici e grazie alla connivenza di imprenditori compiacenti. Nella rete degli investigatori sono finiti politici e imprenditori oltre a quelli che sono considerati i vertici ed affiliati alla cosca.

Le imprese ritenute colluse si sarebbero avvalse del potere politico e di intimidazione della consorteria per sbaragliare la concorrenza e favorire il potere economico dei Farao-Marincola e il loro controllo in diversi settori economici. La cosca sarebbe diventata una vera e propria «holding criminale», capace di controllare vari settori dell'impresa dai rifiuti, agli appalti pubblici, dal commercio di prodotti alimentari e vinicoli, anche all'estero, ai servizi funebri. Un giro d'affari per milioni di euro. Spetta ora al gup fissare la data dell'udienza preliminare e decidere sulla richiesta.

REImPIEGO DI DENARO

Relativamente al risvolto reggiano di questa inchiesta, Bonesse viene considerato dagli inquirenti un emissario a Stoccarda della cosca crotonese Farao-Marincola, che comanda a Cirò Marina, nel Crotonese. È accusato di reimpiego di denaro di provenienza illecita, concorrenza con minaccia e per detenzione illecita di armi. Residente in via Cantonazzo a Reggio, era stato però arrestato in Germania e successivamente estradato. Blitz che nel gennaio scorso aveva più che toccato l’Emilia, a conferma del radicamento della ’ndrangheta nei nostri territori. In questa maxi indagine sono finite anche due persone legate al pentito Salvatore Muto che è pure imputato del maxiprocesso Aemilia in corso nell’aula-bunker. Muto è citato nell’inchiesta con la moglie Maria Aiello – 38enne residente nel Cremonese – perché intestataria di società ma considerata una semplice testa di legno. Nei guai anche Carmine Muto, 33 anni, fratello di Salvatore, assieme a Luigi e Santino Muto. Questi tre sono accusati di aver creato una serie di operazioni societarie intestate a terze persone, ma di fatto riconducibili a loro stessi.

T.S.

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