Morta col cuore artificiale, indagati 4 medici
Accusata di omicidio colposo l’équipe del Sant’Orsola di Bologna che impiantò il macchinario. Eseguita ieri l’autopsia
GUASTALLA
Era nell’aria, e l’accelerazione giudiziaria ieri è effettivamente arrivata sul delicato caso della 58enne Anna Maria Marastoni, che da due anni viveva con un cuore artificiale e il 5 settembre scorso è morta in casa all’improvviso. La macchina ha emesso una forte sirena e la donna ha avuto solo la forza di gridare al marito: «Sto morendo».
Oltre all’ipotesi di reato – omicidio colposo – ora sono indagati quattro medici del Sant’Orsola di Bologna, in pratica l’équipe che nel 2016 ha impiantato il cuore artificiale alla donna.
Un atto dovuto da parte del pm Augusto Borghini – indaga la Procura di Bologna – per permettere ai dottori della struttura specialistica felsinea di nominare propri consulenti nell’ottica dell’imminente autopsia. E in effetti ieri pomeriggio l’esame autoptico è stato effettuato dal medico legale nominato dalla Procura, alla presenza non solo dei consulenti dei quattro dottori indagati, ma anche dei due professionisti (Mario Viganò ed Antonio Cambi) scelti dalla famiglia della donna deceduta, cioè il marito Ercole Falchi e la sorella Monica Marastoni (entrambi tutelati dall’avvocato Mariavittoria Grassi).
Si tratta di un’autopsia decisamente complessa perché l’asportazione del cuore con annesso macchinario richiede particolari accorgimenti tecnico-scientifici per la conservazione, da qui la decisione di coinvolgere un ingegnere biomedico, affinché vengano prese le cautele adeguate per non falsare i successivi accertamenti sul cuore e l’apparecchiatura sanitaria.
Chiusasi la parentesi legata all’autopsia, verrà dato dal pm Borghini il nulla-osta per i funerali.
La presentazione – il 12 settembre – dell’esposto da parte dei famigliari ha da allora innescato una serie di mosse sul piano giudiziario. Innanzitutto, essendo stato impiantato il dispositivo al Sant’Orsola di Bologna, l’indagine si è incardinata – per competenza territoriale – nella Procura felsinea, e si sono pure concretizzate le prime decisioni, prese dal pm Borghini, che coordina l’inchiesta.
I carabinieri del Nas di Bologna hanno infatti sequestrato le cartelle cliniche al Sant’Orsola, per poi trasferirsi a Guastalla, dove hanno acquisito i macchinari presenti nell’abitazione della donna deceduta per verificarne il funzionamento. —
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