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Alessandro Nizzoli, uno dei due avvocati che difende il sacerdote  «Gli inquirenti della Dda non conoscono la figura straordinaria del don» 

«Il parroco scambiato per mafioso È una lettura forzata dei fatti»

AM.P.
«Il parroco scambiato per mafioso È una lettura forzata dei fatti»

LA DIFESA«È stata fatta una lettura forzata e squilibrata dei fatti, interpretando i personaggi in modo avulso dal loro reale contesto. Gli inquirenti della Dda, per deformazione professionale e non...

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LA DIFESA

«È stata fatta una lettura forzata e squilibrata dei fatti, interpretando i personaggi in modo avulso dal loro reale contesto. Gli inquirenti della Dda, per deformazione professionale e non conoscendo la figura straordinaria del don, hanno inteso le sue parole come se si trattasse di un mafioso, come se parlasse Grande Aracri: un linguaggio che di certo non gli appartiene».

Secondo il co-difensore di don Ercole Artoni, Alessandro Nizzoli, la chiave di questa vicenda è la competenza della Dda di Ancona.

Per legge, quando in una indagine sono coinvolti i membri di una procura procede una procura di altra regione: Bologna, ad esempio, indaga su Trieste, Ancona per Reggio. La Dda di Ancona, secondo il legale, avrebbe avuto «una percezione sproporzionata dell’accaduto».

SPAURACCHIO MAFIA

«Reggio sta vivendo un momento storico eccezionale e qualsiasi segnale tiri in ballo la ’ndrangheta crea un timore enorme, è comprensibile – prosegue Nizzoli – Qui però stiamo parlando di un parroco 88enne,che non darebbe mai quel significato a certe parole e che, forse, non ha compreso il clima attuale, continuando a relazionarsi alla magistratura come ha sempre fatto». Quello che salta all’occhio nelle carte, al di là dei fatti, per il legale è «che Aemilia è una circostanza del tutto estranea ai protagonisti di questa vicenda».

I SOLDI NON C’ENTRANO

Il legale solleva dubbi sulla tempestività dell’inchiesta. «Se c’era tutto questo allarme, perché non si è agito subito? I primi episodi risalgono al maggio 2017. La tempistica lascia più di un dubbio». Il movente economico, secondo Nizzoli, «è da escludere nel modo più assoluto. Chiunque conosca il don, sa che il ritorno economico, per di più solo ipotizzato e non documentato, non gli interessa». Sull’ipotesi che la difesa possa affidarsi a una perizia sulla capacità di intendere e di volere del don, Nizzoli è limpido. «È prematuro. Se dovessimo puntare sul suo stato di salute, basterebbe raccogliere i documenti sanitari degli ultimi due anni. Speriamo di non dover arrivare a tanto. A nostro avviso non sussiste nessuna esigenza cautelare». —

AM.P.

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