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«Vorrei Reggio più bella Ognuno nel suo campo dovrebbe impegnarsi»

Chiara Cabassa
«Vorrei Reggio più bella Ognuno nel suo campo dovrebbe impegnarsi»

Nicola Gerber Maramotti presenta il restyling del negozio di via Emilia San Pietro «Può essere paragonato a quello di Londra». Sul Nyt: «Non ci offuscheranno» 

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REGGIO EMILIA

Sembra appena uscita da un centro benessere. Semplicemente perfetta. Una tunica senza maniche rosa, pantaloni bianchi, sandali cuoio. Sotto il braccio un tocco trendy, l’ultima Pasticcino Bag in versione animalier. Ma, soprattutto, un viso luminoso, il sorriso contagioso, gli occhi verdi che si accendono e ti catturano. Sì, perfetta. Anche se appena due ore fa era ad Amburgo. Ma ora è qui, a Reggio Emilia, pronta a fare gli onori di casa in occasione dell’inaugurazione (in gergo “re-opening”) del negozio di Max Mara in via Emilia San Pietro. Il segreto della solare naturalezza di Nicola Gerber Maramotti? Non serve chiederglielo. Basta ascoltarla mentre si racconta. Con entusiasmo. Eccolo il segreto.

Dottoressa, lei è responsabile degli oltri 200 negozi che Max Mara ha in Europa. E puntualmente, come è stato per il mitico negozio di Old Bond Street a Londra, segue personalmente i restyling. Ma ora siamo a Reggio Emilia, dove Max Mara è nata. Qual è il valore aggiunto?

«Immenso. Qui siamo nati e dagli anni ’60 siamo stati in grado di proporre un retail (vendita al dettaglio, ndr) capace di vestire una donna dalla mattina alla sera, compresi gli accessori. È quello che da sempre ha voluto Achille Maramotti. Di anni ne sono passati, oggi abbiamo a disposizione qualsiasi informazione su internet, possiamo trovare e cercare sui siti quasi tutto ciò che vogliamo. Ma il negozio è ancora più di prima un punto di riferimento. Una donna ama toccare i tessuti, provare gli abiti, farsi consigliare, perché no coccolare. In negozio, si può anche andare per fare due chiacchiere. O no?».

Da qui l’importanza del negozio e del suo restyling.

«Certo. Il negozio di Reggio Emilia in fondo potevamo lasciarlo così. Era bello e accogliente. Ma abbiamo voluto andare oltre proponendo un negozio internazionale. Abbiamo puntato sul calore dei materiali, dai tappeti ai cuscini al legno, sul colore caldo del pavimento come quello delle pareti che è poi il colore della natura, dei nostri tessuti, e ancora i camerini, le luci...».

Già, le luci, pare siano una sua passione.

«Tutto è iniziato quando abbiamo aperto il negozio a Parma e, dopo diverse prove, mi sono resa conto che non avevamo ancora trovato quelle giuste. Si sono presentati 20 architetti con le loro proposte... nessuna mi ha convinto. Poi, finalmente, abbiano trovato la luce giusta. Perché una donna, quando in camerino si prova un abito, deve vedersi bella. Liftata sul viso e sul corpo. Ed è nostro compito fare in modo che questo accada» .

Lei è ambasciatrice di Max Mara nel mondo. Ma lo è anche di Reggio Emilia?

«Assolutamente sì. Chi all’estero lavora per noi nel retail piuttosto che nel marketing, è molto interessato a Reggio Emilia perché sa perfettamente qual è la storia del brand. L’evento organizzato qualche settimana fa, quando abbiamo ospitato a Reggio per due giorni quaranta clienti del Nord Italia, mostrando loro come nascono i capi di Max Mara visitando sia la Manifattura a San Maurizio che l’archivio storico (senza dimenticare la Collezione Maramotti) aveva questo obiettivo e, fortunatamente, è stato un grande successo. Ci sono arrivate tantissime richieste anche dall’estero per ripetere l’evento, e lo faremo, il problema è quello dei numeri: a casa non si possono invitare centinaia di persone».

Già, per quello ci sono i grandi eventi....

«Tante case di moda, e non da ora, organizzano grandi eventi. Vanno bene anche quelli, ma io preferisco l’autenticità. È come aprire la porta di casa a qualcuno, e con quel qualcuno parli, ti confronti, ti racconti, stabilisci una relazione. Noi le nostre clienti vogliamo conoscerle».

Reggio Emilia le piace?

«Io non sono nata qui ma ho una passione per Reggio Emilia e vorrei aiutarla... a saltarci fuori. Vorrei vederla bella, pulita, attraente e piena di negozi interessanti. Sono appena arrivata da Amburgo, una città elegante, pulita, ordinata, attraente. Qui non è così. Eppure, se penso all’Italia, la maggior parte delle città non ha niente da invidiare ad Amburgo. Il patrimonio artistico italiano non è secondo a nessuno così come le bellezze naturali... Anche Reggio potrebbe diventare più attrattiva, io ci credo. Partendo per esempio dalla ricerca della bellezza. Noi abbiamo inaugurato questo negozio con l’obiettivo di portare a Reggio qualcosa che si può trovare, per esempio, solo in una grande metropoli come Londra. La bellezza, è innegabile, attira. Ognuno, nel suo campo, dovrebbe lavorare con questo obiettivo».

Un altro settore a cui le tiene molto è la formazione. Come funziona?

«Qui a Reggio Emilia la Retail Academy attira giovani provenienti da tutto il mondo. Sono tutti studenti post-laurea che nell’ambito di questo corso di formazione interno, trascorrono un anno in Italia e un anno all’estero. La mia, anzi la nostra convinzione, è che sia necessaria la massima professionalità e la massima competenza nel campo dell’abbigliamento. La cosa che fa più male è la superficialità. Quasi tutti gli studenti che arrivano, pur dotati di master, non sanno neppure piegare una maglia o riconoscere un tessuto. E non puoi insegnare quello che non sai: questa saggezza ci arriva da nonna Giulia. E la stessa professionalità serve nel retail: chi è chiamato a proporre il prodotto Max Mara deve conoscerlo profondamente così come è fondamentale l’attenzione alla persona».

Lei si adopera da tempo per fare emergere il talento delle donne oltre che nel mondo della moda, in quello dell’arte e del cinema. Ma con un marito e quattro figli, lei come fa?

«Non è facile. La donna che vuole realizzarsi nel lavoro deve essere multitasking. Allora quello che serve è trovare un equilibrio. Quando hai i figli piccoli, devi avere il coraggio di essere un po’ meno ambiziosa e fare un passo indietro. Poi recupererai. Ma è anche importante avere una famiglia dalla mentalità aperta. Mio marito, per esempio, mi ha sempre spronato a realizzare i miei obiettivi professionali. Auguro a tutte le donne di avere un marito così».

A proposito di donne, cosa ha provato leggendo l’inchiesta del New York Times sulle donne sfruttate da Max Mara e dalle aziende di moda italiane?

«Il presidente della Camera della Moda ha già risposto. Posso aggiungere che se gli americani vogliono in questo modo offuscare la moda italiana non ce la faranno mai. La creatività è qui».

Una stretta di mano, due foto, purtroppo è il momento di salutarci. Anzi no. Nicola mi presenta una ragazza che sta curiosando tra gli abiti da sposa. «La conosce Agatha? (Bocedi, ndr) è un’arpista bravissima... sono queste le donne di domani». —





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