Gazzetta di Reggio

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«Un finto vigile», macché è un ausiliario

MIRIAM FIGLIUOLO

Denuncia e garbata replica tra il consigliere della Lega Davoli e il gonfaloniere Fiorini, dipendente comunale con la divisa

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CASTELNOVO MONTI

Un «falso agente della polizia municipale» che regge il gonfalone, vestendo «illegittimamente» la divisa: «un reato serio», quello «di usurpazione di funzioni pubbliche e titoli». «Vorrà la Procura della Repubblica intervenire?». Strali e neppure tanto velate minacce di denuncia arrivano, a poche ore dal taglio del nastro della più importante fiera di paese (quella di San Michele) dal consigliere Alessandro Davoli con una email che, in calce, evidenzia «candidato sindaco Lega, Castelnovo Monti 2019».

Parole che nascono dalla non conoscenza della normativa o dalla volontà di entrare in pieno clima di campagna elettorale? La prima ipotesi è suffragata dalle parole del diretto interessato, il «finto vigile urbano» che risponde con molta semplicità e chiarezza.

Si tratta di Doriano Fiorini, dal 1996 dipendente comunale. L’anno seguente, il 1997, fu quello della prima legge Bassanini, dal nome dell’allora ministro della Funzione pubblica Franco Bassanini, autore del corpus normativo che riformò il sistema amministrativo con l’obiettivo di semplificarlo e renderlo più efficiente. Non ne parliamo a caso perché proprio a questa legge fa riferimento lo stesso Fiorini.

«Sono un gonfaloniere – risponde il dipendente comunale –. Nelle occasioni ufficiali sono quello che porta il gonfalone, il simbolo del Comune. Per farlo, l’amministrazione comunale mi ha detto di indossare la divisa. Non l’ho certo comprata io, non la tengo nel mio armadio a casa, ma in ufficio. Me l’ha fornita l’amministrazione comunale. E come me altri hanno lo stesso incarico nelle altre amministrazioni locali. La legge Bassanini dà infatti facoltà al sindaco di nominare un dipendente comunale ausiliario del corpo di polizia municipale. Io sono stato nominato dopo un corso specifico. Sono anche messo comunale e addetto al commercio».

Nessun finto vigile urbano, dunque, anche se a volte qualcuno in paese, vedendolo indossare la divisa in certe occasioni, lo ha davvero scambiato per agente. Lo stesso Davoli racconta: «Addirittura in un noto locale del capoluogo è stato richiesto il suo intervento, dal proprietario, per allontanare un individuo molesto. Il Fiorini, che in quella occasione stava pranzando e vestiva la divisa di agente di p.s., davanti al gestore stupito affermò di non poter intervenire».

Le accuse di Davoli, che cita due articoli del codice penale (il 347 e il 498) per descrivere l’«incresciosa situazione», configurabile a suo dire come un reato, sono però respinte, con molta gentilezza, al mittente. —

MIRIAM FIGLIUOLO

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