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IL LUTTO 

Addio a Dunnia, una vita nello studio legale Cataliotti

Chiara Cabassa
Addio a Dunnia, una vita nello studio legale Cataliotti

Aveva 22 anni quando fu assunta come segretaria per poi diventare insostituibile «Eravamo la sua seconda famiglia. Il papà diceva: “Vale come dieci avvocati”»

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REGGIO EMILIA

«Il fascicolo? È nella stanza della Du...». Chissà per quanto tempo ancora quella frase riecheggerà nello studio legale di via Borsellino. Da due anni Dunnia Ferretti in quella stanza non lavorava più. Le sue condizioni di salute l’avevano costretta al prepensionamento. Eppure, prima l’avvocato Carmelo Cataliotti e poi i figli Cristina, Annalisa e Liborio, non avevano mai neppure immaginato di poterla sostituire. Quella era la stanza della Du. Con il suo computer. Le sue foto. I suoi ricordi.

Oggi Dunnia Ferretti non c’è più. Sabato, nella sua casa di Castenovo Sotto, si è arresa a una malattia che ha combattuto per anni, guardandola in faccia. Certo, con paura. Ma con estrema consapevolezza. Aveva 64 anni.



Dunnia era entrata nello studio Cataliotti, come segretaria, a 22 anni. Per poi diventare, anche grazie all’intelligenza e alla lungimiranza di Carmelo Cataliotti, un “pilastro” dello studio. «Mio padre – ricorda Cristina Cataliotti – ripeteva spesso che Dunnia valeva dieci avvocati. Diceva anche: “L’ufficio è come una cucina. Senza una brava cuoca non funziona”. Ed era così. Per Dunnia lo studio era la sua vita, la sua seconda casa, e noi eravamo la sua seconda famiglia. Aveva un’abnegazione per il lavoro incredibile, al limite dell’immolazione. Arrivava alle 8 di mattina, e aveva dei ritmi pazzeschi. L’ho vista, già indebolita dalla malattia, trascinarsi in tribunale per depositare un atto urgente... nessuno riuscì a fermarla e arrivò senza fiato». I ricordi scorrono davanti agli occhi di Cristina, come davanti a quelli di Annalisa e Liborio. «Nostro padre aveva capito quanto valeva Dunnia e le lasciava carta bianca. Avevano entrambi una personalità molto forte, erano tutti e due molto intelligenti. E si volevano bene».



Una donna speciale. Capace di fare tutto. E bene. «Ci chiamava spesso a mangiare a casa sua, era bravissima a cucinare. Poi aveva la passione della maglia. Negli anni ha sfornato decine e decine di maglioni e sciarpe, che portiamo ancora. Avevamo un problema? Niente paura, c’era Dunnia. Quando già era malata, e mio padre anche – continua Cristina – riuscivano a scherzare sulla malattia e lei gli diceva: “O avvochè, non mi fregherà mica, lo sa che deve morire prima di me”. E lui, da buon meridionale, faceva tutti i gesti scaramantici che conosceva». Così è stato, Carmelo ha preceduto Dunnia giusto sei mesi fa. Era il 30 marzo quando Reggio piangeva il principe del Foro.



«È stata ricoverata tante volte – proseguono i ricordi – e ha sempre affrontato la malattia con coraggio. Quando le avevano diagnosticato il tumore, lei con semplicità aveva guardato il medico e gli aveva chiesto: “Ed ora cosa dobbiamo fare?”. E quando la macchina per l’ossigeno le impediva di parlare, è sempre rimasta in contatto con noi attraverso Facebook e Whatsapp».

Proprio grazie a Facebook, Dunnia ha fatto sapere agli amici più cari che se ne stava andando. A modo suo, con sensibilità e intelligenza. «Sul suo profilo – racconta Cristina – ha iniziato a postare le foto della madre, e poi quelle di lei da piccola con la frase “Un angelo caduto... dal cielo». Il 24 settembre ha postato sulla pagina di Liborio la foto di un leone con una frase che ora suona come un addio: “Auguroni Libetti, sei sempre il più forte, salutami Silvia”».



«Ci siamo sentite il 25 settembre. Mi ha detto, con un tono di voce forte e deciso, che stava morendo. Mi ha spiegato le cure palliative che le stavano facendo e che volevano ricoverarla alla Madonna dell’Uliveto ma che lei aveva deciso, finché fosse riuscita, di restare a casa. Giovedì scorso, l’avvocato Rosanna Carpi, che ha sempre avuto un bellissimo rapporto con lei, era andata a casa sua a giocare a burraco.... Sabato ci ha chiamato la figlia Barbara: Du aveva chiuso gli occhi per sempre».

Ieri, i funerali. Da Coviolo alla chiesa e poi al cimitero di Castelnovo Sotto. Una cerimonia affettuosa e commossa, con le parole piene d’amore con cui Cristina ha ricordato Du. E stretta al collo di Silvia, la moglie di Carmelo, una delle tante sciarpe di Dunnia. Che resterà per sempre accanto alla sua seconda adorata famiglia. —





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