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Picchia in casa il padre e lo manda all’ospedale

Tiziano Soresina
Picchia in casa il padre e lo manda all’ospedale

Il genitore chiede aiuto alla polizia e denuncia il figlio 23enne che ora ha il divieto di avvicinamento alla casa di famiglia

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REGGIO EMILIA

Una lite fra le mura domestiche che diventa ben presto manesca.

Il figlio picchia il padre e lo costringerà poi a farsi medicare al pronto soccorso da cui sarà dimesso con sette di prognosi.

Una storia delicata che – probabilmente – va avanti da troppo tempo, visto che il padre non ne può più e chiama la polizia per placare il figlio 23enne e soprattutto trovare finalmente un “argine” a tanta violenza.



È accaduto venerdì mattina – in un’abitazione della zona di San Maurizio – e l’arrivo dei poliziotti ha in effetti messo più di un freno alle botte, perché la questura ha poi ritenuto – in accordo con il pm di turno Valentina Salvi – di prendere una decisione più drastica, per ridare serenità alla famiglia (il padre ha denunciato il figlio).

Un provvedimento d’urgenza che è coinciso con l’allontanamento del 23enne dalla casa familiare.



Una misura restrittiva che – a quanto pare – sta dando i suoi frutti, come si può desumere dall’udienza di convalida tenutasi ieri mattina al palazzo di giustizia davanti al gip Giovanni Ghini.

Un’udienza peraltro breve, perché il giovane – difeso dall’avvocato Nico Vaccari – s’è avvalso della facoltà di non rispondere.

È la probabile conseguenza di una scelta difensiva per valutare gli atti d’indagine ma anche l’evolversi della situazione.Sul mantenimento dell’allontanamento dalla casa familiare si esprimerà nelle prossime ore il giudice Ghini. Intanto, però, c’è un’importante presa di coscienza da parte del 23enne che non ha trattenuto le lacrime in aula, mostrandosi pentito.



Come riferisce il suo difensore, il giovane – che ha un lavoro stabile come operaio e sino a venerdì viveva con il padre e la madre – si è reso conto di essere preda ormai troppo spesso di scatti d’ira che non riesce a contenere, da qui l’intenzione di farsi aiutare da uno psicologo per rimettere la sua vita in carreggiata. Con il supporto di un esperto vuole cominciare davvero a scavare dentro di sè, per capire le ragioni di questa violenza che l’ha portato persino ad alzare le mani verso il genitore.



Un diverbio acceso all’interno dell’abitazione poi sfociato nelle botte al padre, da qui l’accusa di lesioni personali, testimoniate dal certificato medico con prognosi di sette giorni.

Ora la svolta, con un comportamento che – rimarca sempre l’avvocato Vaccari – vuole essere collaborativo, per trovare davvero una soluzione all’aggressività di un giovane che ha fatto volontariato e apparentemente non dovrebbe essere coinvolto in una vicenda simile.

Avendo sempre vissuto con i genitori, ora l’operaio 23enne dovrà trovare anche una soluzione abitativa diversa nel caso venga confermata dal giudice Ghini la misura restrittiva. —



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