Morte di Buba, s’indaga per omicidio colposo
Il sindaco Costi: «Non parlo per rispetto del lavoro della Procura, ma il fatto è molto grave». Già eseguita l’autopsia
casina
«Ho cercato di informarmi su quanto accaduto. Ma ho raccolto voci discordanti. Sono dell’idea che si debba rispettare il lavoro dell’autorità giudiziaria e aspettare l’esito delle indagini. Certo se fosse davvero così sarebbe molto grave per tanti aspetti». Così il sindaco Stefano Costi, all’indomani della denuncia della Camera del Lavoro sull’incidente che il 26 settembre scorso è costato la vita al profugo gambiano di 27 anni Buba Darbae. Sull’infortunio mortale ora la Procura (indaga il pm Valentina Salvi) ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e sabato scorso è stata effettuata l’autopsia. Sulla posizione lavorativa della vittima sono in corso gli accertamenti della medicina del lavoro. La denuncia della Cgil: «Buba è vittima del lavoro nero», una realtà che sfrutta persone più deboli e per questo ricattabili. «Le attività svolte dalle cooperative sociali – soggetti gestori dell’accoglienza straordinaria – per favorire l’integrazione – sostengono dalla Cgil – non sono sufficienti se svolte senza coinvolgimento delle parti sociali».
«A chi fanno riferimento? Come sindaco di Casina – afferma Costi – mi sento tranquillo. I profughi accolti nel nostro Comune sono ben inseriti, seguono regolarmente i corsi di italiano, fanno volontariato, e sono affiancati dai volontari delle associazioni del territorio: dall’Auser a Effetto Notte alla parrocchia. Nessuno di loro lavora per privati. Sono 13 ragazzi più due famiglie di recente formazione con bimbi appena nati. E sono qui da due anni». E in effetti Buba Darbae non rientra nel gruppo di profughi accolti dal comune di Casina. Risiedeva a Felina e da due anni faceva capo al locale progetto di accoglienza.
Era ben inserito, come riportano anche dalla Camera del Lavoro, ma poi negli ultimi tempi, per guadagnare qualche soldo, si era trovato a dover accettare un lavoro fuori regola, e quindi insicuro. La sua storia dice molto sulle debolezze del sistema di accoglienza, ma fa emergere anche un problema più generale riguardo il rispetto delle regole lavorative. Un problema che esiste anche nel nostro territorio. «Non sono a conoscenza di situazioni di questo tipo qui – afferma però il primo cittadino – Ne verrei a conoscenza, certo, se emergessero dai controlli della polizia municipale. Non obbligatoriamente dalle altre autorità di controllo né tantomeno dalla medicina del lavoro». —
M.F/T.S.
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