Violenza sessuale, condanna confermata
Quattro anni e mezzo in Appello a Vincenzo Gozzi, ex presidente della coop sociale “Il Piolo”, accusato da una 16enne
VIANO
Quattro anni e mezzo di reclusione per violenza sessuale. La seconda sezione penale della Corte d’Appello di Bologna (presidente Passerini, a latere i giudici Silvestri e Del Bianco) ha confermato in toto la sentenza di primo grado a carico del 59enne Vincenzo Gozzi, ex presidente e amministratore unico della cooperativa sociale “Il Piolo”, accusato da una 16enne che nel 2008 era ospite della struttura di Regnano rivolta a ragazzi in difficoltà.
La denuncia della 16enne – che aveva dato origine anche ad una perquisizione all’interno della comunità, all’epoca frequentata da circa 400 ospiti – era arrivata mesi dopo gli abusi sessuali. L’episodio più grave, secondo l’accusatrice, era stata un'aggressione a sfondo sessuale avvenuta nella stalla dei cavalli. L’intera inchiesta si è basata sulla testimonianza della minore, definita credibile in sede di incidente probatorio, mentre l’imputato ha sempre negato, dichiarandosi del tutto estraneo ai fatti. L’11 ottobre 2012 il tribunale di Reggio ha emesso la sentenza di primo grado: 4 anni e mezzo, con il riconoscimento dell’attenuante dell’ipotesi lieve e l’applicazione delle pene accessorie, fra cui il divieto per Gozzi di entrare in contatto con minori. Al contempo la condanna al pagamento dei danni alle parti civili: 10mila euro alla ragazza accusatrice (tutelata dall’avvocato Vera Sala) e 5mila euro al Comune di Reggio (che tramite i servizi sociali inviava i giovani in quella comunità, avvocato Francesca Ghirri). Martedì alle 19, dopo circa due ore di camera di consiglio, la Corte d’Appello ha confermato il primo verdetto, leggendo il dispositivo alla presenza di Gozzi, visibilmente deluso e che finora è sempre stato libero. Confermate anche le provvisionali; anche se riscuoterle sarà arduo, visto che l’imputato è nullatenente e gli sono stati pignorati tutti i beni, compreso un agriturismo.
«Il mio assistito non ha voluto cercare un patteggiamento perché convinto della sua innocenza – afferma l’avvocato difensore Enrico Della Capanna –. Si aspettava ben altro esito. A nostro avviso è una sentenza ingiusta e non sussistono gravi indizi di colpevolezza. Si tratta di un processo controverso. Basti sottolineare che, all’inizio, c’è stata una richiesta di custodia cautelare in carcere da parte del pm Maria Rita Pantani che è stata respinta dal gip Cristina Beretti e pure dal tribunale del Riesame, il quale ha confermato, assentito con Beretti, nel constatare la non necessità della misura. Ora, sulla base di quello stesso quadro probatorio che si è riprodotto in dibattimento, si ritiene che gli elementi siano sufficienti per condannarlo. Ci riserviamo di leggere la motivazione. Ne riparleremo in Cassazione». —
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