Preghiera della madre per ricordare Fabio Tre anni fa l’omicidio
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ROLO
In questi giorni cade il terzo anniversario dell’omicidio di Fabio Bassoli, il cuoco 31enne di Rolo la cui vita è stata spezzata troppo presto ad Aubenas, paese di circa 13mila abitanti situato nel dipartimento dell'Ardèche nella regione dell'Alvernia-Rodano-Alpi in Francia. Fabio si era trasferito lì per inseguire il sogno di aprire un’attività nel campo della ristorazione: si era dotato di un furgone che utilizzava per cucinare e vendere prodotti italiani. E non si placa il dolore di mamma Enrica Daolio (nella foto con il figlio) e papà Claudio di fronte a una morte tanto precoce quanto ingiusta, che ha sottratto loro quanto avevano di più caro. La famiglia di Fabio domani lo ricorderà nel corso di una messa a Rolo. Ed Enrica, che lo scorso anno ha fatto voto di solidarietà nei confronti delle persone più bisognose, ha scritto una preghiera in memoria del suo adorato Fabio.
«Dedico queste poche righe a tutti i genitori che come me e mio marito Claudio stanno soffrendo per la perdita del loro amato figlio – scrive Enrica –. Cari genitori, la perdita dei nostri figli a qualsiasi età e da qualsiasi circostanza sia dipesa è uno dei colpi più bassi e crudeli che la vita può infliggere a due persone, che con amore hanno generato un figlio. Il viaggio attraverso il dolore è molto lungo, buio, difficile e inconsolabile e solo attraverso la preghiera possiamo avvicinarci ai nostri figli e avvicinarci alla Madre Celeste che nella sua immensa bontà ci aiuterà, perché solo lei sa quanto è difficile superare tanto male. Solo lei potrà capirci fino in fondo e nessun altro, solo lei sotto la croce ha sofferto come soffriamo noi e solo lei potrà asciugarci le lacrime che per tutta la nostra vita verseremo per la mancanza dei nostri amati figli. Però, ricordiamoci cari genitori, che senza la fede, che ci sorregge nei momenti più tristi delle nostre giornate, anche il dolore perderebbe il suo significato; diventerebbe un dolore sterile privo d’amore verso i nostri figli. Dobbiamo tenere in vita i bei ricordi, i loro sorrisi i loro sogni e tutto ciò che nella loro breve vita hanno fatto di bello per noi. Nessuno potrà mai cancellarli dalla nostra mente. La morte prematura e innaturale dei nostri figli non è una malattia da cui si può guarire, perciò dobbiamo trasformare il dolore in dono verso il prossimo e verso Dio, solo così loro saranno felici e noi con loro. Mamma Enrica e papà Claudio». —
SERENA ARBIZZI
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