Gazzetta di Reggio

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IL NUOVO BUSINESS 

Il sistema Gps posizionato sulle batterie tradisce i ladri dei ripetitori di telefonia

Ambra Prati
Il sistema Gps posizionato sulle batterie tradisce i ladri dei ripetitori di telefonia

I due napoletani, arrestati dalla polizia dopo un inseguimento, hanno patteggiato la pena e ottenuto i domiciliari

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REGGIO EMILIA

È un nuovo business altamente redditizio per bande di ladri di un certo livello, che da altre regioni arrivano nella nostra provincia per mettere a segno colpi da migliaia di euro e rivendere poi la merce sul mercato nero. Stiamo parlando delle batterie che alimentano i ripetitori di telefonia mobile: colonne elettriche pesanti (48 chili ciascuna), difficili da smontare e trasportare, dal valore commerciale di 500 euro l’una.

Proprio per il loro costo, le compagnie telefoniche che gestiscono le antenne sono già corse ai ripari e per proteggere gli impianti hanno installato sulle batterie il Gps, che consente di geolocalizzare eventuali spostamenti delle componenti elettriche degli amplificatori di segnale.

Due ladri di batterie napoletani – Eduardo Romano, 31 anni, e Raimondo Chiarolanza, 47 anni – sono stati colti sul fatto e arrestati dalla polizia con l’accusa di furto aggravato e porto di oggetti atti allo scasso. Recuperato l’intero bottino: 84 batterie del valore di 42mila euro.



L’allarme è arrivato alla centrale operativa della questura mercoledì alle 10.30. Dall’altro capo della cornetta un funzionario della Vodafone ha segnalato che era scattato l’allarme antintrusione del ripetitore Vodafone situato a Scandiano. Non solo: il Gps, installato sulle batterie dell’impianto, mostrava che gli accumulatori di corrente erano “in movimento” e si stavano spostando da Scandiano verso Reggio, fino a fermarsi in via Aristotele, una laterale di via Martiri di Cervarolo alle Acque Chiare, dove è situata un’altra antenna, di proprietà della Wind.

La questura ha convogliato sul posto tutti gli uomini in servizio: una pattuglia della Squadra Volanti, due agenti in motocicletta e un’auto della Polstrada. Quando gli agenti sono arrivati in via Aristotele, hanno appena fatto in tempo a vedere due uomini che scavalcavano la recinzione dell’antenna e salivano su un furgone, sgommato via a tutta velocità. L’inseguimento è stato breve: grazie all’agilità delle moto, in grado di dribblare il traffico, dopo pochi metri i centauri in divisa hanno tagliato la strada all’autista e bloccato il furgone. Il contenuto del veicolo si è rivelato a dir poco interessante: all’interno erano stipate 84 batterie per ripetitore di cellulari, per un valore di oltre 42mila euro, anche se i malviventi ne avrebbero ricavato non più della metà. I due uomini, identificati, si sono rivelati personaggi dal curriculum criminale di tutto rispetto: pregiudicati finiti in manette, in passato, proprio per furto di batterie, ma pure per reati quali traffico internazionale di stupefacente o rapina a mano armata. Professionisti, che per agire hanno potuto contare su complici, sull’appoggio di basisti nel Reggiano e ricettatori nel napoletano, dove sarebbero rientrati con il bottino.



I due arrestati sono comparsi ieri in tribunale per l’udienza. Eduardo Romano, rappresentato dal sostituto d’udienza avvocato Alessandro Nizzoli, e Raimondo Chiarolanza, difeso dall’avvocato Giuseppe De Vico in sostituzione del collega Carlo De Pascale del Foro di Napoli, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. L’udienza è stata rapidissima: davanti al giudice monocratico Sarah Iusto, che ha convalidato l’arresto, gli imputati hanno scelto il rito abbreviato, patteggiato la pena – un anno e 4 mesi per Romano, due anni (in virtù del casellario giudiziario più importante) per Chiarolanza, più 240 euro di multa per entrambi, pena non sospesa – e ottenuto gli arresti domiciliari nel Napoletano: da parenti il primo, a casa sua il secondo. —



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