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A trent’anni dal crollo la basilica di San Marco è pronta per essere restituita alla comunità

Andrea Vaccari
A trent’anni dal crollo la basilica di San Marco è pronta per essere restituita alla comunità

Mancano poche settimane alla conclusione degli ultimi interventi strutturali. La chiesa di Boretto tornerà a risplendere grazie a un’eccezionale lavoro di squadra 

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BORETTO. La sistemazione definitiva della basilica minore di San Marco si completerà entro l’anno del trentennale della caduta della cupola. Mancano infatti poche settimane alla conclusione degli ultimi interventi strutturali che restituiranno ai borettesi una chiesa completamente rifatta a seguito del disastroso crollo, avvenuto il 7 ottobre del 1988.

Da quel giorno, il principale luogo di culto di Boretto è stato al centro di diversi interventi di riqualificazione sui quali si chiuderà il cerchio entro la fine dell’anno solare. In occasione dell’anniversario la basilica è chiusa per consentire i lavori e, come avviene ormai da qualche settimana, stamattina la messa delle 10.30 – orario in cui si consumò il dramma – si svolgerà nella chiesa della frazione di San Rocco.

Il progetto di ripristino venne redatto dagli ingegneri Roberto Alessi e Antonio Raffagli di Bologna. La parte più cospicua dei lavori viene svolta tra il 1990 e il 1995 grazie al fondamentale stanziamento economico messo a disposizione dal Ministero della Protezione civile.

L’opera principale riguardò l'innalzamento della nuova cupola: venne ideata dagli stessi progettisti e rappresenta un esemplare unico in tutta Europa in quanto del tutto indipendente e sganciata dal resto della struttura. Alta 46 metri come la precedente e legata da quattro tiranti in acciaio, di fatto è soltanto appoggiata ma sostenuta da una serie di martinetti che assorbono urti e oscillazioni. Il rivestimento esterno è stato eseguito in rame simile a quello preesistente.

Nel 2001 vennero effettuati i lavori di ripavimentazione interna, ai quali seguì il restauro della facciata, nel 2003 si procedette con il restauro dei prospetti esterni, e nel 2012 si avviò l'intervento di restauro degli altari e dei paramenti decorativi interni, nonché l'adeguamento liturgico e la sistemazione impiantistica.

Già pochi giorni dopo il crollo, in paese vennero organizzati numerosi incontri pubblici per discutere sul futuro della chiesa. Il parroco don Walter Davolio ebbe sin da subito un’intuizione che si rivelò decisiva ai fini del percorso di ricostruzione: la costituzione di un comitato che coordinasse le attività mirate a restituire a Boretto il proprio simbolo.

E così nacque il comitato per la ricostruzione (con una forma differente da quella attuale), costituito da 8 persone: oltre a monsignor Davolio e all’allora sindaco Attilio Benassi, ne fecero parte i tre capigruppo consiliari Lino Zanichelli (Pci), Renzo Zambelli (Dc) e l’ex sindaco Luigi Saccani (Psi) e tre parrocchiani, tra cui un altro ex sindaco, Stefano Verzellesi.

Il comitato lavorò per diversi anni poi nella seconda metà degli anni Novanta si sciolse, per poi tornare a essere nuovamente costituito, con le attuali sembianze. Oggi i componenti dell’attuale comitato non hanno dubbi: gli interventi di restauro hanno dato un risultato che va oltre ogni più rosea aspettativa.

Nel corso degli anni la basilica, grazie all’attività del comitato, ha beneficiato di importanti stanziamenti, che ammontano a circa 5milioni di euro. A compiere i sacrifici maggiori è stata la comunità borettese, che si è esposta con impegni finanziari importanti.

Basti pensare, ad esempio, che il restauro di tutti e sei gli altari laterali è stato finanziato da alcune famiglie. Fondi sono arrivati inoltre dallo Stato oltre che dalla parrocchia, dal Comune, dalla Cei – anche attraverso l’8 per mille – e della Fondazione Manodori, che contribuì inoltre allo sgombero dei rottami.

In questo periodo la basilica è interessata da un ultimo step: la realizzazione del nuovo sagrato e l’installazione del riscaldamento a pavimento. In particolare il sagrato conferirà all’area un nuovo e più armonioso aspetto: di fatto, il sagrato diventerà la naturale continuazione di piazza San Marco, con la quale verrà a costituire un “unicum”. Infine, dopo l’esperimento che ha visto lo spostamento dell’altare al centro dell’edificio, verrà presa una decisione sull’adeguamento liturgico.

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