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Reggio

I tanti usi dell’edificio di piazza Tedeschi fino al restauro interrotto del 1987 

Da spazio per dilettanti ad autorimessa Una storia tribolata

M.P.

LA STORIASin dal 1770 alcuni dilettanti del paese avevano divertito il pubblico recitando in un piccolo teatro del palazzo Gonzaga, di via Dalai e nel 1774 costituitisi in società, facevano costruire...

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LA STORIA

Sin dal 1770 alcuni dilettanti del paese avevano divertito il pubblico recitando in un piccolo teatro del palazzo Gonzaga, di via Dalai e nel 1774 costituitisi in società, facevano costruire un teatrino nell'attuale scuola d'arte. La Società Teatrale Luzzarese riconducibile all'attuale edificio di piazza Tedeschi trae la sua origine e la sua costituzione da un rogito del notaio Giovanni Crema del 1 giugno 1813. Con tale atto i fratelli Camillo Boccalari, giudice di pace di Luzzara, e suo fratello Giuseppe vendevano alla costituenda "società per la formazione di un teatro nella terra di Luzzara". Il corrispettivo pagato per l'acquisto dello stabile da ristrutturare e trasformare in teatro fu di 2.302 lire 55 centesimi e 6 millesimi. Dal documento si evince che il nucleo originario della Società Teatrale Luzzarese era formato da: capitano Carlo Bertolini, don Giuseppe Platestainer arciprete di Luzzara, Ferrante Palazzi, Alberto Mainoldi, Pietro Negri, avvocato Antonio Navaroli, Marianna Allegretti, Gaetano e Sante Musi, Don Giuseppe Aldrovandi cappellano del beneficio di San Giuseppe, donna Maria Sagramoio vedova Solci Scarpi, Pietro Sormani, Giovanni Ferrari e Pietro Zanetti. Era l'alta società luzzarese dell'epoca.

I lavori cominciarono e subito vennero interrotti, per essere ripresi nel 1821. Ma il nuovo teatro non piacque e si cercò di venderlo per costruirne un nuovo in migliore posizione; non trovando un acquirente, nel 1845 si decise poi di farvi nuovi lavori e il 2 ottobre del 1852 finalmente s'inaugurava coll'opera di Vincenzo Bellini " I Capuleti ed i Montecchi". Il teatro poteva contenere fino a 400 persone, con 47 palchi divisi in tre ordini. Il sipario (oggi disperso) rappresentava la Fiera di Luzzara coi Principi Gonzaga e fu dipinto dal Casali. All'inizio del '900 il basso soffitto era ornato con leggeri e ariosi motivi floreali che facevano da cornice ai ritratti di Verdi, Rossini, Goldoni e Alfieri. La società teatrale si avvaleva di alcuni inservienti, che prestavano servizio durante gli spettacoli. Dovevano presentarsi in teatro un'ora prima dell'apertura (in caso di ritardo venivano sanzionati con una multa e alla terza mancanza potevano essere licenziati, anche se l'assenza o il ritardo erano giustificati), prestare attenzione alla propria pulizia e igiene personale, utilizzare un linguaggio corretto evitando parole sconvenienti, attendere ai propri compiti senza dare confidenze; infine non potevano, in qualunque luogo del teatro, ubriacarsi, applaudire, fischiare, fumare, cantare.

Il teatro subì un radicale restauro nel 1919. Negli anni '30 e '40, oltre ad ospitare le rappresentazioni delle compagnie di giro, gli spettacoli della locale Società Filodrammatica e le esibizioni della Società Filarmonica luzzarese, il teatro era utilizzato anche come sala da ballo e come cinematografo.

L'edificio ha sempre avuto un'esistenza tribolata. Venne poi venduto a privati nel 1947 e trasformato in magazzino. Negli anni '70 fu perfino adibito ad autorimessa come documenta la foto inserita nel libro "Un paese vent'anni dopo" (Berengo Gardin, Cesare Zavattini - Einaudi, 1976) L'edificio venne riacquisito dal Comune negli anni '80 e nel 1987, su progetto dell'architetto Maria Celeste Freddi, si partì con la ristrutturazione, interrotta per mancanza di fondi. —

M.P.

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