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I traslochi 

Dal grande capannone di viale Umberto I alle chiese delle frazioni

A.V.

BorettoA seguito dell’indisponibilità della basilica, la comunità borettese si trovò di colpo privata del principale luogo di culto, oltre che del proprio simbolo distintivo che da sempre la...

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Boretto

A seguito dell’indisponibilità della basilica, la comunità borettese si trovò di colpo privata del principale luogo di culto, oltre che del proprio simbolo distintivo che da sempre la caratterizava. Per quasi dieci anni la nuova chiesa divenne un capannone di viale Umberto I, attiguo all’oratorio, messo a disposizione dalla famiglia Marchi. Questa sistemazione non fu però immediata, e ci vollero diverse settimane prima di renderla praticabile: le prime funzioni religiose vennero così svolte nelle due chiese delle frazioni, Santa Croce e San Rocco (oltre che nel cortile dell’asilo parrocchiale) ma la prima sistemazione “ufficiale” fu nel cosiddetto “capannone del sugo”, in via don Angelo Dosi. Poi venne concesso anche il teatro, in particolare per le messe più partecipate in occasione delle festività.

L’utilizzo del capannone di viale Umberto I – all’interno del quale avvenne anche la visita pastorale del vescovo Gibertini – durò fino al 1996, quando la basilica tornò agibile seppur ancora “grezza” (tanto che dopo qualche anno venne chiusa di nuovo per consentire la realizzazione del pavimento) e con una nuova cupola. Da sottolineare che a seguito del crollo del 1988 si registrarono conseguenze alla torre campanaria attaccata al palazzo municipale: il sindaco Benassi firmò infatti un’ordinanza che per un certo periodo impedì il suono delle campane per evitare vibrazioni. Nei mesi successivi il campanile – la cui costruzione iniziò nel 1663 per poi concludersi nel 1723, con l’inserimento dell’orologio nel 1738 – venne sottoposto a verifiche statiche e negli anni a venire venne ritinteggiato in perfetta sintonia con i colori della basilica. —

A.V.

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