Don Gabriele Burani: «Mi affidarono Boretto proprio quel 7 ottobre»
BORETTOA trent’anni di distanza tanti borettesi hanno ancora ricordi nitidissimi di quel giorno, ma una delle testimonianze più toccanti è senz’altro quella di don Gabriele Burani, oggi missionario...
BORETTO
A trent’anni di distanza tanti borettesi hanno ancora ricordi nitidissimi di quel giorno, ma una delle testimonianze più toccanti è senz’altro quella di don Gabriele Burani, oggi missionario della diocesi di Reggio in Brasile in una parrocchia della Bahia chiamata Ipirá. Don Burani – questo il dato curioso – venne incaricato dal vescovo proprio quel 7 ottobre.
«Sono stato ordinato prete a Scandiano – racconta il sacerdote - il 22 settembre del 1988; il 7 ottobre il vescovo mi chiamó, assieme agli altri preti appena ordinati, per affidarci le parrocchie per il nostro futuro servizio. Quando è il mio turno, mi dice che andrò a Boretto. Boretto? Mi chiedo. Dove sarà mai? Da seminarista avevo visitato diverse parrocchie della diocesi, ma mai Boretto, e non sapevo nemmeno dove fosse. Ho consultato la mappa della diocesi e ho visto che era nella Bassa reggiana. Bene, una zona nuova per me che sono cresciuto nel comune di Ciano d'Enza e poi Scandiano. Il giorno seguente, in piazza a Scandiano, leggo i titoli dei giornali: crolla la cupola della chiesa di Boretto!». «Il giorno seguente – prosegue don Burani – accompagnato dal mio parroco don Gianni Mazzali, arrivo a Boretto per una prima visita. Ricordo che sono entrato in oratorio, conoscendo due obiettori di coscienza a servizio della parrocchia: Paride e Odino. Poi entro in chiesa e ricordo il mio primo incontro con don Walter Davolio, camminando con difficoltà tra la macerie della cupola crollata: mi abbracciò piangendo e dicendomi che avremmo lavorato insieme, per il bene della parrocchia, affrontando le difficoltà che si sono presentate. Ero appena diventato prete, a 24 anni, con tutto da imparare e non è stato facile affrontare questa iniziale insicurezza; oltre al problema della chiesa crollata, a livello personale l'ansia per iniziare una vita totalmente nuova in quanto prete, in un paese nuovo, e senza conoscere nessuno. Ho celebrato la prima messa sotto un albero, nel cortile della scuola materna, in un giorno autunnale». «Col tempo – conclude – ho conosciuto tante persone, si sono create amicizie che durano. Ho apprezzato la fede dei borettesi, e l’impegno di tutto il paese per ricostruire la basilica; un lavoro di molti anni e molte tribolazioni, ma era importante ricostruire il luogo simbolo della comunità». —
A.V.
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