L’uomo non divida ciò che Dio ha congiunto
Dopo la professione di fede di Pietro (“tu sei il Cristo”), Gesù precisa di che genere sia il suo messianismo: la seconda parte del vangelo di Marco è scandita dagli annunci della passione. Su questo...
Dopo la professione di fede di Pietro (“tu sei il Cristo”), Gesù precisa di che genere sia il suo messianismo: la seconda parte del vangelo di Marco è scandita dagli annunci della passione. Su questo messianismo crocefisso, annunciato tre volte, Gesù fonda le sue catechesi sulla sequela.
È in questa cornice di senso che si colloca il discorso sul matrimonio cristiano del vangelo di oggi: ovvero esso si differenzia dal matrimonio civile o di altra natura, perché esso è via in cui si sperimenta l’amore pasquale, crocifisso e risorto.
L’amore coniugale, è sfida altissima di relazione tra uomo e donna, il massimo della alterità presente in natura: questa relazione porta in sè un capitale di fatica, ma anche di promessa di bellezza.
Senza una relazione forte con Cristo sulla via della Pasqua, è impossibile vivere il matrimonio cristiano: perché amare non è una passeggiata e nemmeno questione di emotivi sentimentalismi: è un donare la vita.
E senza il senso di Dio (e la relativa umiltà che ne consegue) è difficile vivere ogni tipo di vocazione.
Oggi è in crisi questa capacità di andare all’origine della vita stessa (come ci suggerisce Gesù nel vangelo), oggi è in crisi la capacità di lasciarsi incontrare da Dio.
Da qui deriva ogni crisi vocazionale: che sia matrimoniale, o sacerdotale, o di qualsiasi altra forma. Senza il senso di Dio, l’uomo fatica a riconoscersi uomo, e dunque fatica a stare nei legami che lo contraddistinguono per natura: diventa un uomo solo, diviso e divisore. —
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