FestaReggio, allarme rosso sui conti: c’è un passivo di 1,5 milioni
Il buco è stato accumulato in un decennio. Convocata una direzione con i circoli: allo studio un modello economicamente sostenibile per la prossima edizione
REGGIO EMILIA. La missione è salvare FestaReggio, alla ricerca di un modello sostenibile per preservare un brand che secondo molti rappresenta uno storico evento cittadino che va al di là delle iniziative di partito. Ma i conti della festa provinciale del Pd – che quest’anno per la prima volta dopo quasi quarant’anni si è trasferita dalla storica location del Campovolo alle Fiere di Mancasale – segnano un allarme rosso.
Nessuno sembra avere in mano una cifra definitiva. E tutti hanno le bocche cucite. Ma secondo fonti interne allo stesso Pd, il passivo accumulato in circa un decennio di feste si aggirerebbe sul milione e mezzo di euro.
Un’emorragia di fronte alla quale dal Pd reggiano cercano ora di correre ai ripari. E così il caso FestaReggio è entrato con forza al centro di un paio di riunioni convocate dalla segreteria di via Gandhi, preparatorie alla direzione provinciale del prossimo 15 ottobre alle 20.30 in federazione, allargata a tutti i segretari di circolo.
“Comunicazioni su FestaReggio”, si legge nell’ordine del giorno: una frase sintetica, dietro la quale tuttavia si celano malumori degli stessi circoli e preoccupazioni per i modi di gestione della kermesse e per le possibili rivalse dei creditori, che già in passato non hanno esitato a richiedere decreti ingiuntivi per ottenere i pagamenti.
È quanto avvenuto già negli anni scorsi in un paio di circostanze. Ed è quanto accaduto anche di recente, quando la società privata proprietaria degli hotel Best Western Classic Hotel e Holiday Inn si è rivolta al tribunale per ottenere novemila euro di spese sostenute negli alberghi in cui hanno pernottato i big del partito ospiti della kermesse.
La voragine, tuttavia, parte da lontano. Almeno dal 2012, quando i volontari scoprirono un buco di 400mila euro che pian piano la federazione del Pd di Reggio Emilia stava cercando di ripianare, ereditato a partire dalla Festa nazionale organizzata lo stesso anno in città.
Un bilancio poi diventato altalenante, almeno secondo quelle che negli anni sono state le comunicazioni ufficiali, tornato a calare di 77mila euro nel 2014 rispetto all’anno precedente, assestandosi nel 2015 sui 2,8 milioni contro i circa 2,5 milioni del 2014 (per un segno più di 300 mila euro), per poi di nuovo precipitare. Nel 2017, il risultato finale è stato inferiore alle attese di circa 600mila euro. E anche quest’anno si è stimato un risultato inferiore per circa 150mila euro rispetto alle aspettative.
Un’edizione che, traslocando alle Fiere, era stata organizzata dal Pd all’insegna di una sorta di Spendig Review, potendo contare su un costo di allestimento di circa 1,1 milioni contro i due milioni necessari per organizzare la kermesse al Campovolo: un allestimento che negli anni d’oro era affidato quasi esclusivamente all’esercito di volontari, ma che ora invece – anche per ragioni di sicurezza – deve necessariamente passare per aziende private specializzate.
Non solo per il calo di tessere, più che dimezzato in pochi anni, passando dai 11.760 iscritti del 2011 per arrivare man mano a stento a un obiettivo di circa 6 mila. Ma anche in virtù delle più recenti normative sulla sicurezza, che impediscono a semplici volontari di poter ad esempio allestire a costo quasi zero impianti elettrici senza ricorrere a professionisti in grado di rilasciare le certificazioni richieste in materia. Che, giustamente, chiedono di essere pagati. Ed è anche su questo aspetto che il trasloco alle Fiere era stato dettato dall’intenzione di trovarsi in una location già parzialmente infrastrutturata.
Uno scenario al quale si aggiungono anni di minori ricavi, con l’incubo pioggia pronto a far naufragare ulteriormente i conti. Solo prendendo in considerazione l’edizione low cost di quest’anno, inoltre, la festa è durata un week end in meno, passando dalle classiche 24 serate a un totale di 21, fra le quali tre lunedì, considerate tradizionalmente giornate sottotono. In contrazione, secondo quanto trapela, anche le spese dei visitatori nei ristoranti.
Argomenti che saranno affrontati in maniera diffusa nella direzione del 15, dove si annunciano fuochi d’artificio fra le varie anime Pd. E dove alla presenza dei circoli si chiederà di mettere nero su bianco i conti, per trovare un futuro sostenibile a quella che dal Pd continuano a ritenere comunque una valida vetrina sia per il partito sia per i commercianti presenti con i loro stand.
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