Iren Rinnovabili tira diritto sui lavori alle Officine Reggiane
La volontà ribadita ieri durante la giornata su “Orientati al futuro” al Malaguzzi «Nonostante il Milleproroghe siamo convinti che si debba andare avanti»
REGGIO EMILIA
Nonostante il decreto “Milleproroghe”, Iren Rinnovabili guarda avanti ribadendo la volontà di riqualificare le Officine Reggiane, storico patrimonio del nostro territorio. Dopo aver realizzato il progetto riguardante il padiglione 18, il Comune di Reggio Emilia assieme a Iren Rinnovabili, Stu Reggiane e altri collaboratori si stavano apprestando a elaborare i progetti relativi ai lavori sul padiglione 15, all’apertura di viale Ramazzini e quindi alla riqualificazione del quartiere Santa Croce e in particolare di via Veneri, via Talami e via Gioia, grazie ai finanziamento tenuti del Bando delle periferie. Peccato che a causa del decreto “Milleproroghe” sono stati bloccati i fondi rimasti per la realizzazione del prospetto urbano che ammonterebbero complessivamente a circa 18 milioni. Ma la volontà, come detto, resta.
«Il progetto delle Reggiane è innanzitutto innovativo e indispensabile per la crescita della nostra città e la realizzazione del padiglione 18 ne è la prova. Siamo convinti che bisogna andare avanti, come dimostra l’interessamento verso questa riqualificazione da parte del mercato privato delle grandi opere. Iren ha sicuramente la prontezza di continuare». Così, a testimoniare la volontà di non arrendersi, ha detto il presidente di Iren Rinnovabili Ettore Rocchi, a margine del convegno “Orientati al futuro” organizzato ieri mattina da Iren al Malaguzzi e che ha visto tra i tanti l’intervento dei vertici dell’azienda e quello del presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini.
Immediata, dopo il decreto “Milleproroghe”, era stata la reazione delle istituzioni, in particolare modo quella del sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi. «Questo episodio – aveva detto – dimostra come, a tutt’oggi, le promesse del premier Conte non abbiano trovato alcun riferimento nella realtà» senza dimenticare di citare «gli onorevoli reggiani, primi fra tutti Vinci e Spadoni, che hanno votato affinché quei fondi venissero tolti alla nostra città». Immediati erano partiti un primo ricorso amministrativo al Tar e un secondo alla Corte costituzionale per contestare la legittimità del provvedimento, come aveva fatto sapere l’assessore al Bilancio e allo Sviluppo, Daniele Marchi: «Fatto oltremodo grave e paradossale per cittadini, imprese e amministrazione – aveva sottolineato Marchi – è che lo stop ricada, come da noi rimarcato fra l’altro nel corso del Consiglio comunale, anche sulle opere reggiane per le quali è già stato approvato il progetto esecutivo, i cui lavori erano quindi avviati alla fase di appalto».
Non erano mancate le repliche da parte degli esponenti reggiani della Lega e del M5S. Maria Edera Spadoni, vicepresidente pentastellata della Camera, aveva contrattaccato Vecchi dicendo che i fondi sarebbero arrivati e i progetti avrebbero potuto prendere forma, mentre la Lega aveva rivendicato con orgoglio lo stop dei lavori. «Era già mia intenzione – aveva aggiunto Gianluca Vinci – chiedere il blocco dei fondi che dovrebbero invece essere destinati alle periferie disagiate». —
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