Proposte spinte a una 13enne In aula il racconto della minore
Sfilano i testimoni nel processo che vede imputato un 50enne camionista La ragazzina sarà ascoltata in una stanza protetta allestita nella Procura
REGGIO EMILIA
Ieri hanno sfilato tre testimoni. Nella prossima udienza, invece, sarà ascoltata direttamente la 13enne, in un’audizione che avverrà in un’aula protetta della Procura. È quanto deciso ieri dal giudice, Chiara Alberti, nel processo per adescamento di minorenni che vede imputato un 50enne camionista reggiano. Secondo l’accusa, rappresentata da Augusto Borghini, sostituto procuratore della Procura di Bologna (competente su questo specifico reato), nella primavera di due anni fa la ragazzina è stata “agganciata” dall’autotrasportatore mentre stava chiudendo la bicicletta per poi recarsi all’allenamento di pallavolo.
LA VICENDA
Una storia delicatissima, su cui hanno indagato i carabinieri e di cui non forniremo particolari, che portino all’identificazione della minorenne per tutelarne la privacy. Al centro del processo un incontro avvenuto davanti a una palestra, che la 13enne non ritiene strano perché conosce quell’uomo, come lo conosce anche suo padre. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’approccio del camionista non è solo seduttivo ma anche spinto, con riferimenti espliciti alla vita sessuale della ragazzina, incalzandola anche su un possibile incontro a casa sua. La 13enne non capisce fino in fondo certi termini usati da quell’uomo, comunque si spaventa e una volta entrata in palestra è talmente scossa che ne deve subito parlare con alcune compagne di squadra. Un’agitazione che viene colta alla svelta dall’allenatrice che, dopo aver parlato a tu per tu con la giovane pallavolista, non esita a telefonare al padre. Per la famiglia è un fulmine a ciel sereno che ben presto sfocerà in una denuncia che fa scattare le indagini.
l’incidente probatorio
La ragazzina – molto provata – viene seguita da una psicologa e in febbraio ha anche affrontato un’audizione protetta sotto la forma dell’incidente probatorio per valutarne l’attendibilità e la coerenza dei suoi racconti. Spunta inoltre anche un secondo incontro con il camionista, di una settimana prima, con più o meno le stesse modalità ma stavolta collocato vicino a casa. La 13enne è stata ritenuta credibile e la famiglia (la minorenne e i genitori) si è costituita parte civile attraverso l’avvocato Ernesto D’Andrea. L’autotrasportatore – sposato e con figli, incensurato – dà una versione molto diversa attraverso l’avvocato Gianluca Vinci.
la difesa
Il 50enne sostiene infatti di aver incontrato casualmente la vicina di casa nei pressi della palestra. Dice che era appena uscito da un bar e stava andando a recuperare la macchina parcheggiata lì vicino e che lei l’ha seguito. A quel punto il camionista fa delle battute a sfondo sessuale alla ragazzina come è abituato nell’ambiente lavorativo, ma vedendo davanti a sé solo stupore capisce di avere a che fare con una minorenne e, dopo averle chiesto l’età, l’ha congedata dicendole: «Vabbè, allora ci vediamo nei prossimi anni». A quest’incontro hanno assistito anche testimoni, tre dei quali sono stati sentiti ieri in tribunale.
«I tre testimoni hanno confermato in modo chiaro che la ragazzina non poteva essere scambiata per una donna adulta», afferma l’avvocato D’Andrea, in relazione ad uno degli argomenti sollevati dalla difesa dell’autotrasportatore. Nella prossima udienza, sarà la stessa ragazzina a raccontare la sua versione dei fatti, in un’audizione in programma nell’aula protetta. —
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