«Il commercialista Clausi era a disposizione di Giglio»
Con la deposizione di uno degli investigatori che si è occupato di questo versante della maxi inchiesta della Dda il processo ha preso quota
REGGIO EMILIA
Con l’udienza di ieri è entrato davvero nel vivo quel troncone processuale battezzato Aemilia bis e che – per l’accusa, rappresentata dal pm Beatrice Ronchi – ha come “cuore” vorticose intestazioni fittizie a prestanome per nascondere i patrimoni, con l’aggravante di aver agito per agevolare in Emilia il clan marchiato ’ndrangheta.
Una “ripartenza” che, come emerge in aula, deve per forza di cose attendere – prima di affrontare certi versanti –gli esiti dell’ormai imminente sentenza in Cassazione per chi nel troncone principale di Aemilia ha puntato sul rito abbreviato e fra questi proprio uno dei sette imputati di Aemilia bis, cioè il commercialista 46enne Donato Agostino Clausi. Per circa cinque ore ha testimoniato il maresciallo Emidio D’Agostino (del nucleo investigativo dei carabinieri di Modena) che con il consueto puntiglio – già evidenziatosi nella lunga deposizione nel maxiprocesso – si è districato fra specifici episodi, intercettazioni telefoniche o ambientali, citazioni di documenti, sentenze di mafia ed articoli giornalistici nonché servizi televisivi che hanno fatto parte di cinque anni di complesse indagini. «Siamo arrivati alla conclusione investigativa – spiega il teste – che quella Grande Aracri è una cosca tentacolare, con il cuore a Cutro e specifiche organizzazioni al di fuori della Calabria. E in Emilia la ’ndrangheta non è quella con la coppola, ma in giacca e cravatta, imprenditoriale, che reimpiega denaro del clan, fa fatture false. E una figura centrale è Giuseppe Giglio che mette a disposizione le sue attività, specie nel campo degli autotrasporti». Successivamente il mirino del maresciallo si sposta sull’imputato Clausi (è in carcere da tempo) che l’ascolta in prima fila con a fianco l’avvocato difensore Fausto Bruzzese.
«Clausi operava con uno studio a Crotone e un altro a Reggio Emilia – rimarca – ed era a completa disposizione di Giglio. Commercialista sempre presente all’atto di costituzione o acquisizione di società facenti capo a Giglio, per poi nasconderne la titolarità effettiva».
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