Pena dimezzata all’assassino di via Nacchi
In Appello cade la premeditazione. La difesa: «Incontrò per caso la vittima e volle vendicarsi per lo sfregio al viso subìto»
BOLOGNA
Colpo di scena in Corte d’assise d’appello a Bologna. Dimezzata la condanna – da 30 a 15 anni e 5 mesi di reclusione – per il tunisino 23enne Ahmed Ben Haj, macchiatosi nel pomeriggio dell’8 giugno 2016 di un delitto in pieno centro, accoltellando il connazionale 41enne Madhi Sallami.
Al termine di una dura battaglia legale, i giudici di secondo grado hanno spazzato via l’aggravante della premeditazione, come argomentato dalla difesa. In aula, oltre agli addetti ai lavori, sono presenti due protagonisti di questa terribile vicenda. L’omicida (dal giorno dell’assassinio completamente abbandonato dalla famiglia) che – prendendo la parola – chiede scusa ai familiari della vittima. Mentre per le parti civile, cioè sei fratelli di Sallami e il convivente Silvano Morini, solo quest’ultimo ha voluto seguire l’udienza: ha ancora negli occhi quanto accadde quel giorno in via Nacchi. Il sostituto procuratore generale Valter Giovannini va subito all’attacco, chiedendo la conferma della sentenza di primo grado, ritenendo sussistente la premeditazione e non concedibili le attenuanti generiche per le violentissime modalità dell’omicidio. Sulla stessa posizione l’avvocato Vainer Burani che rappresenta le sette parti civili. Poi per oltre un’ora l’arringa dell’avvocato difensore Noris Bucchi, per lo più concentrata su come, in punta di diritto, la premeditazione non vada applicata in questo omicidio, tesi che sarà avallata dai giudici.
«La premeditazione presuppone sia una preparazione dell’atto violento, sia un lasso temporale tale che vi possa essere un ripensamento. Quel giorno Ben Haj incontrò per caso Sallami (stava parcheggiando alle 18.17) e come prova lo scontrino un minuto dopo acquistò il coltello e alle 18.25 viene visto scappare. Una fuga non preparata. Più plausibile il dolo d’impeto, per vendicare lo sfregio al viso subìto due anni e mezzo prima». Non accolta la richiesta delle attenuanti generiche (Bucchi ha puntato sulla giovane età dell’omicida fino a quel momento incensurato e che ha confessato una volta catturato). Confermata in secondo grado la provvisionale di 10mila euro al compagno della vittima e il rimando in sede civile del computo del risarcimento-danni per tutte le parti civili.
Stati d’animo opposti dopo la sentenza. Ben Haj, commosso, ringrazia più volte il suo difensore, mentre se ne vanno amareggiati il convivente della vittima insieme all’avvocato Burani: «La premeditazione – dicono – è una questione giuridica e prendiamo atto della decisione, ma è difficile da accettare una pena così irrisoria per un omicidio come questo, in cui con ferocia la vittima viene accoltellata alla schiena e due volte nel cuore. Poi non c’è proporzionalità con le pene previste per reati meno gravi».
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