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Val d’Enza, mille minorenni a carico dei servizi sociali

Giuseppe Orlandini
Val d’Enza, mille minorenni a carico dei servizi sociali

A dirlo gli esperti e gli operatori del progetto “La Cura” avviato nel 2016 «Negli ultimi 10 anni il 43% dei minori seguiti è stato vittima di violenze»

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Curare si può e si deve. Questo il messaggio lanciato ieri al teatro Metropolis, dove si è tenuto il convegno “Rinascere dal trauma: il progetto La Cura”, organizzato dall’Unione Comuni della Val d’Enza, in collaborazione con l’azienda Usl-Irccs di Reggio Emilia.

Il convegno, che ha visto la partecipazione di numerosi e qualificati esperti, ha goduto della presenza in sala di tanti operatori dei servizi sociali, sanitari, educativi, insegnanti e forze dell’ordine oltre a numerosi cittadini interessati a queste problematiche che attengono all’ambito familiare.

Il tutto con una regia speciale a cura di Fadia Bassmaji di Sinonimia teatro cultura e bellezza, basata su scenografie e performance artistico-teatrali.

Il tema affrontato – quello del trauma infantile, dei minori vittime di violenza e abuso psicologico e fisico – per la sua complessità rappresenta una realtà rispetto alla quale l’Unione della Val d’Enza ha avviato fin dal 2013 un lavoro qualificato e costante. Un impegno che ha portato, nel 2016, all’avvio del progetto “La Cura”. Un percorso che vuole dimostrare che dalla ferite inferte dal trauma, le bambine e i bambini possono guarire. Tra gli interventi più interessanti, quelli dell’avvocato Marco Scarpati, di Federica Anghinolfi, responsabile del servizio sociale integrato Unione Val d’Enza, e del medico legale Maria Stella D’Andrea dell’azienda Usl-Irccs di Reggio Emilia.

In particolare, Scarpati ha parlato di sesso e sfruttamento sessuale ai danni di minori. «Purtroppo – ha spiegato – il fenomeno dell’abuso e dello sfruttamento dei minori è globalizzato, ma in particolare in Italia, in conseguenza anche dei flussi migratori. Al 31 maggio scorso 4.570 minori risultavano irreperibili nel nostro paese, cioé scappavano dai centri di accoglienza del Sud Italia per raggiungere amici e/o parenti nel Nord Europa. Anche la nostra regione Emilia Romagna (dato 2016) non è immune da questo triste fenomeno dello sfruttamento e schiavitù di minori e si parla di diecimila casi accertati. Inoltre – ha proseguito Scarpati – vorrei fare una raccomandazione ai genitori, e cioè di non dare lo smartphone agli adolescenti di 11 e 12 anni perché è pericoloso e diseducativo».

Negli interventi successivi si è parlato molto delle funzioni delle istituzioni nella protezione dell’infanzia, in particolare della scelta del rispetto della dignità. «Per la buona riuscita del nostro lavoro – ha spiegato Federica Anghinolfi – è molto importante che ci sia sintonia d’intenti e la massima collaborazione tra le componenti che operano in questo settore e cioè: il tribunale dei minori, la sanità e gli operatori sociosanitari. Soltanto così si possono ottenere buoni risultati contro la piaga dell’abuso sui minori. Grazie al progetto “La Cura”, rispetto al 2017 (1.060 minori a carico dei servizi sociali dei Comuni della Val d’Enza), la situazione è migliorata, ma c’è ancora molto da fare». Secondo la Anghinolfi, «negli ultimi 10 anni il 43% dei minori seguiti dai servizi sociali è stato vittima di violenze».

L’aspetto di carattere sanitario della cura dell’abuso su bambini e bambine è stato esposto da Maria Stella D’Andrea. « Il nostro lavoro è molto difficile perché dobbiamo cercare di ascoltare e visitare senza ferire ulteriormente chi ha già subito ferite così profonde. Prima ancora della diagnosi e cura, diventa fondamentale la relazione umana con il bambino o bambina. Come scrive De Saint-Exupery, non si vede bene che con il cuore». —



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