Gazzetta di Reggio

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il maxiprocesso aemilia 

Valerio: «Il clan assedia Reggio C’è il nuovo che ormai avanza»

Tiziano Soresina
Valerio: «Il clan assedia Reggio C’è il nuovo che ormai avanza»

Il pentito parla per un’ora e mezza, attacca gli avvocati e presenta cupi scenari «Comandano i Sarcone e le donne, ma gli Amato scalpitano. I soldi? Dalle case»

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REGGIO EMILIA

Un’ora e mezza travolgente, istrionica, vulcanica, cupa e spesso sopra le righe.

Era prevedibile, perché quando parla il pentito Antonio Valerio i “fuochi d’artificio” sono assicurati. Affida le “dichiarazioni spontanee” ad un lungo memoriale che legge con veemenza, infarcendolo pure di commenti. Indossa una camicia bianca, viene inquadrato sul monitor e di spalle, ma si saprà che nella località segreta è presente anche il nuovo legale Civita di Russo. E non ci vuole molto a capire che Valerio ha il dente avvelenato con gli avvocati, scagliatisi nelle arringhe contro di lui per demolirne la credibilità. Il pentito alza talmente i toni “mirando” i difensori che si sfocia ben presto nella bagarre. I difensori insorgono («Le offese agli avvocati sono inaccettabili!»), i detenuti rumoreggiano nelle “gabbie” e il presidente Francesco Caruso è costretto ad intervenire più volte («Valerio, non posso farla continuare in questo modo, nel mestiere dell’avvocato c’è anche l’attacco ai collaboratori di giustizia») per far tornare la calma in aula.

Il pentito rimarca l’inattaccabilità della sua ricostruzione della cosca emiliana legata alla famiglia Grande Aracri. Ma in più, parlando del «passato, presente e futuro della ’ndrangheta a Reggio Emilia», ipotizza inquietanti scenari.



Accettando la definizione di “pitagorico” che un difensore gli ha affibbiato, dice: «Sono certo che anche Tommaso Buscetta si alzerebbe dalla bara per complimentarsi con me perché era un pentito troppo avanti per i mafiosi di quel periodo storico. Oggi è il medesimo momento storico della ’ndrangheta qua a Reggio Emilia e i vuoti di stupore e sconcerto, come quelli dei primi uomini che guardavano il mondo, ve li ha colmati Valerio con la verità». Dove c’è stato un omicidio, sottolinea «ho messo nomi e cognomi, i fatti come si sono svolti. Sull’associazione ho fatto centinaia di nomi e cognomi di partecipanti», con riscontri «precisi gravi e concordanti e non solo per i fatti di sangue del ’92». Ma ora c’è la fase di una cosca «autonoma, evoluta e tecnologica».



Una ’ndrangheta in cui «i vecchi dogmi e il nuovo vanno a braccetto ma è il nuovo che avanza». Da qui il monito: «Non illudetevi che la ’ndrangheta sia finita con Aemilia. Si sta riorganizzando con metodi nuovi e non mancano le giovani leve: ne incontrai almeno una ventina nel bar “Revolution” dei fratelli Muto. A Reggio Emilia siete sotto assedio, un assoggettamento '’dranghetistico che non ha eguali perché nemmeno i terroristi arrivarono a tanto. Lo si vuole far passare sotto silenzio, invece... Anzi, i Sarcone il potere non lo mollano e ora al comando c'è Beppe. Gli Amato e gli zingari creano instabilità nella consorteria, ma possono aspettare. Oppure devono sparare se vogliono il comando come abbiamo fatto noi cutresi negli anni Novanta». E aggiunge che «ora sono le donne a comandare da quando i mariti i fratelli e i cognati si trovano in carcere» e «gli appartamenti in permuta sono la criptovaluta spendibile anche per pagare gli avvocati, cash della ’ndrangheta, meglio dei bit coin». Valerio accenna al perché abbia rimosso il precedente difensore Alessandro Falciani: «Non condividevo nulla della sua linea, come si fa a dire che l’associazione mafiosa non c’è!».

Lancia una stoccata agli imputati che si sono difesi sostenendo di essere discriminati perché meridionali: «Non sono le nostre origini la discriminante ma ciò che siamo: mafiosi e maledettamente organizzati. La ’ndrangheta è come l’araba fenice, fra 4-5 anni vedrete i cambiamenti, in Calabria ma anche a Reggio Emilia». —



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