Maxi buco in filiale chiesti 3 anni e 4 mesi per l’ex direttrice
Il pm: «La Maniscalco fece movimentazioni non richieste» La difesa: «Ha sempre seguito le direttive date dai vertici»
REGGIO EMILIA
Sembra non finire mai il processo a Maria Carmela Maniscalco, imputata per il maxi buco (sui 90 milioni di euro) rilevato nel settembre 2009 quando era direttrice della filiale Unicredit di via Gattalupa.
S ono caduti tutti i capi d’imputazione ad eccezione del furto legato a movimentazioni non autorizzate. Ieri, per un’ora, la requisitoria del pm onorario Laura Zennaro: ha chiesto una condanna di 3 anni e 4 mesi di reclusione, oltre al pagamento di mille euro di multa. Per il pm l’allora direttrice «faceva bonifici di importi considerevoli a sconosciuti, investimenti e disinvestimenti non richiesti, passaggi non autorizzati da un conto corrente all'altro, bonifici fatti da ignoti o ignari ad altre persone a loro volta ignote o ignare». E per nascondere tutto ciò «mise in atto comportamenti fraudolenti, dando la colpa al computer o strappando le rendicontazioni». Toccata anche la vicenda dell'imprenditore Nino Spallanzani: quando fece un bonifico da oltre 5 milioni – nella convinzione di avere adeguata liquidità – ci fu un considerevole sconfinamento e il caso fece partire le indagini. Sempre il magistrato onorario ritiene che l’imputata abbia tratto «profitto immediato e anche in senso astratto, attraverso aumenti di grado, premi e percentuali sulla massa amministrata. In 4-5 anni era diventata direttrice». In precedenza la testimonianza della responsabile delle risorse umane Graziella Bacchilega: dice che per la vicenda Spallanzani 10 addetti della filiale sono stati raggiunti da un provvedimento disciplinare, di cui 3 licenziati e 7 sanzionati in modo più lieve. Sul punto la Maniscalco ha chiesto di fare dichiarazioni spontanee per difendere gli ex colleghi, ritenendoli onesti. A fine-udienza il difensore Giovanni Tarquini non si sottrae ai taccuini: «L’accusa ha chiesto una condanna pesante, ma la Maniscalco non è la persona descritta nella requisitoria. Come funzionaria è stata sempre in linea con le direttive che le venivano date da livelli superiori e che allo stesso tempo era in grande sintonia e rapporti di estrema fiducia, addirittura di amicizia e parentela con tanti clienti della filiale». Occorreranno altre due udienze per arrivare alla sentenza. —
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