Gazzetta di Reggio

Reggio

Protesta e corteo di 200 migranti «Non ci vogliamo sentire illegali»

Leonardo Grilli

Manifestazione in stazione, presente anche il primario Merli «Io curerò sempre un malato, anche se fosse un irregolare»

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reggio emilia

«Fra Salvini e Minniti? Non c’è nessuna differenza. E noi siamo stanchi di sentirci illegali, siamo persone per bene che hanno a cuore questo Paese». Erano oltre duecento, ieri pomeriggio in piazzale Marconi. E tutti avevano in bocca queste parole, a metà fra un urlo di rabbia e una richiesta di aiuto. Donne, bambini, ragazzi cresciuti troppo in fretta a causa di quello che hanno dovuto patire nella traversata dall’Africa all’Italia. E assieme a loro altre donne e uomini reggiani, dalla pelle diversa ma dagli stessi sentimenti, dalle stesse idee.



A partecipare al corteo, organizzato in principio da Città Migrante, un macrocosmo di cooperative sociali, associazioni, centri sociali, onlus e realtà reggiane che tutti i giorni hanno a che fare con l’accoglienza e la difesa dei migranti. In totale 44 sigle, da Emergency ad AQ16, passando per il Centro sociale Papa Giovanni XXIII e Arcigay Gioconda.

«Qui oggi ci sono cittadini autoctoni che hanno sempre abitato a Reggio e cittadini migranti – spiega Federica Zambelli di Città Migrante – perché tutti vogliamo vivere in una città solidale, dove tutti possano avere il diritto a un permesso di soggiorno per stare in questo territorio e per iniziare a costruirsi una vita migliore. Nessuna persona deve più morire per venire in Europa e ad oggi non esistono canali regolari di ingresso. Siamo stanchi, stanchi di morti per i quali ci sono responsabilità politiche dei governi europei».



La protesta dei manifestanti era rivolta principalmente al cosiddetto “Decreto Salvini”, già approvato all’unanimità dal Consiglio dei ministri e firmato dal Capo dello Stato. Il testo si compone di tre parti: la prima si occupa di riforma del diritto d’asilo e della cittadinanza, la seconda di sicurezza pubblica, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e l’ultima di amministrazione e gestione dei beni sequestrati e confiscati alla mafia.

Un provvedimento che, soprattutto nei primi due capitoli, non piace ai duecento scesi in piazza ieri: «Le persone non possono essere illegali per il solo fatto di esistere – prosegue la Zambelli – quel decreto sta creando irregolarità diffusa e sarà un problema enorme sia per le persone che saranno interessate dal testo che per i nostri territori. Si produrrà marginalità e il tessuto sociale sarà sempre più disgregato».



Fra le centinaia di migranti che hanno sfilato ieri c’erano anche personaggi importanti nel mondo regionale dell’associazionismo, impegnati da anni per la tutela dei diritti delle loro comunità di appartenenza. Fra questi anche Abdoulaye Condè, presidente dell’Associazione Diaspora Ivoriana dell’Emilia-Romagna.

«Oggi vogliamo dimostrare che non ci sono cittadini di serie A e serie B – spiega Condè –, abbiamo diritto ad avere residenza, libertà e legalità. Oggi non c’è il bianco e il nero e da ora in poi cercheremo di portare avanti iniziative per creare sinergie fra le comunità e dimostrare il nostro senso di responsabilità».



Ma in prima linea, mescolato fra le facce di giovani e migranti, c’era anche un personaggio di spicco del mondo reggiano: Francesco Merli, direttore del reparto di Ematologia del Core. «Il fatto che ci siano delle persone illegali crea dei problemi anche a noi per la gestione dei pazienti – ha dichiarato – ma prima di tutto per me viene la persona. Se dovesse venire da me un malato di leucemia a me non importa se sia regolare o meno, io lo tratterò per quella malattia». —



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