Tra la Lega e M5s di Reggio Emilia uno “scontrattino” (ma locale locale)
SEGUE DALLA PRIMAAlla sua maniera ruspista e dal suo punto di vista lo spiega lo stesso Vinci: questi pentastellati reggiani sono innervati per provenienza ed esperienza da un’aspirazione...
SEGUE DALLA PRIMA
Alla sua maniera ruspista e dal suo punto di vista lo spiega lo stesso Vinci: questi pentastellati reggiani sono innervati per provenienza ed esperienza da un’aspirazione progressista, più “sociale” che “del popolo” (Di Maio cit.). Sono dunque di sinistra. Vinci parla infatti di costola, alla maniera creazionista della Genesi. Ancora Vinci sul tema ambientale ed ecologico marchia di radicalismo i grillini: “Hanno un’idea dei primi anni Ottanta, che anche le associazioni più bolsceviche e ortodosse hanno abbandonato”.
comunisti
Cioè, il segretario-parlamentare della Lega ha incasellato gli ipotizzati alleati municipali grillini nell’area comunista.
Quest’ultima è un’evocazione e una parola d’ordine scaramantica cara anche a Silvio Berlusconi.
I consiglieri comunali grillini infatti hanno replicato così a Vinci: “Parla come uno di Forza Italia”. E via, con altre carinerie. Mentre i pentastellati locali hanno un imprinting originario (appena ideologico) di sinistra, di tradizione regensis, reggiana, che non s’appaia con quello destrorso d’altre geografie d’Italia, i leghisti contemporanei di quaggiù sono più che ortodossi. Salviniani inox, sono speculari al corso autocratico del segretario-vice-premier-ministro. Non hanno proprio nulla a che vedere e a che spartire con l’esperienza primitiva bossiana. Anzi i bossiani sono una razza defenestrata più che estinta, quanto i maroniani.
zero incastri
Affari loro? Non credo, perché i caratteri politici sono fatti ad incastri e in occasione di alleanze o contratti bisogna che gli incastri corrispondano, perdurino, funzionino.
A conti fatti già in questo ottobre 2018, in vista delle elezioni amministrative 2019 con robusta ipotesi ballottaggio, la Lega e il M5s locali vanno d’accordo su niente: la raccolta rifiuti, la rigenerazione delle periferie (ex Officine Reggiane), tangenziale nord, circolazione dei veicoli diesel, pilomat, traffico in centro storico, soluzione della questione immigratoria, abitativa e della sicurezza nel quadrante della stazione urbana.
Zero incastri.
Vanno d’accordo su niente, anzi, sono già ai colpi d’avvertimento.
E se a tenerli insieme, non alleati, ma contraenti d’un contrattino, sarà soltanto la conquista del municipio e la caduta del Muro settantennale reggiano di sinistra-centrosinistra?
Il traguardo sarebbe decisamente storico e politico, ma non amministrativo perché le divaricazioni, le differenze, le visioni opposte non consentirebbero ai due soggetti di scrivere nulla o quasi sul contrattino.
Oppure, potrebbero sottoscrivere un patto di non belligeranza come separati in casa.
Allora assisteremmo alla stasi perpetua o all’attrito continuo.
non virano a destra
Il fatto che la Guatteri affermi che la giunta Pd del sindaco Vecchi “copia i programmi del M5s” è sintomatico di un’ispirazione che non vira a destra e fortemente alternativa allo spazio nel quale balla lo smagrito centrosinistra.
E il fatto che il Pd nel corso e successivamente allo scontro fra Lega e M5s non abbia preso parte, se ne stia stato discosto, conferma che la campagna elettorale dei democratici punterà sull’inconciliabilità locale fra le due forze di governo centrale.
Così il Pd andrà comunque incontro al ballottaggio e a una sfida a tenaglia.
La divergenza e la collisione fra Lega e Movimento 5 Stelle reggiani sono una breccia, un sintomo ai quali va prestata la massima attenzione.
E, si sa, quello che in questo Paese avviene e cresce in provincia, mette in dubbio il modello nazionale in quel momento egemone.
E a Reggio, che è un laboratorio, c’è già lo scontrattino.
STEFANO SCANSANI
s.scansani@gazzettadireggio.it
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google