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Reggio Emilia, soltanto 20 ispettori per controllare 50.000 aziende: e intanto si muore

Ambra Prati
Reggio Emilia, soltanto 20 ispettori per controllare 50.000 aziende: e intanto si muore

La denuncia dai sindacati dopo le due tragedie reggiane: «Il 90% delle imprese è tranquilla, mai alcuna verifica»

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REGGIO EMILIA. «L’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Parma-Reggio Emilia (sono stati unificati di recente, ndr) conta in tutto 18-20 ispettori, che solo nella nostra provincia dovrebbero fare verifiche su qualcosa come 50mila aziende. Significa che il 90% delle aziende reggiane può stare tranquillo: non avrà mai un’ispezione».

È severa Kadija Sayeh, responsabile sicurezza della segreteria Cgil Reggio, nell’intervenire sugli infortuni mortali. Due, di recente, quelli che hanno funestato la nostra provincia: quello di Buba Darbae, il 27enne richiedente asilo originario del Gambia che stava lavorando come taglialegna a Casina per conto di un privato (secondo i sindacati, in nero) schiacciato da un trattore il 3 ottobre (sabato si è svolto il funerale); e quello di Silvio Sotgiu, il 42enne operaio specializzato di origini sarde morto nell’esplosione di un silos al centro raccolta rifiuti Iren di via dei Gonzaga martedì scorso.

Sotgiu lavorava in subappalto, e stando a quanto è emerso durante l’incontro tra Iren e sindacati, il subappalto per la manutenzione di quell’impianto non era previsto.

CONTROLLI INESISTENTI. Sulla base del report di Cgil, Cisl e Uil, Sayeh evidenzia che nel post crisi degli ultimi due anni, in seguito all’aumento del lavoro – però sempre più precario – gli infortuni sono passati «da 10mila nel 2016 a quasi 11mila (10.950) nel 2017, un dato complessivo provinciale che comprende tutti i settori.

Un paradosso della ripresa produttiva. I dati del 2018 non sono ancora disponibili, ma in base ai primi mesi il trend va crescendo». La prevenzione «inizia con l’ispezione, non si scappa: perciò il ruolo degli organi ispettivi è fondamentale per prevenire morti bianche come quella di Iren», evidenzia Sayeh, che a proposito dell’Ispettorato del Lavoro sottolinea: «Abbiamo organi ispettivi che non sono nelle condizioni di eseguire verifiche per la prevenzione. È umanamente impossibile, con questa proporzione numerica, considerando che gli ispettori dell’Itl hanno anche una mole di pratiche burocratiche da sbrigare. Così le uscite dell’Ispettorato, che per legge (è una disposizione della Fornero del 2015, ndr) vengono effettuate insieme a Inail e Inps, si limitano ai casi in cui le forze dell’ordine vanno a colpo sicuro sul lavoro nero: opifici cinesi, cantieri, eccetera».

Non va meglio, secondo la responsabile sicurezza, sul fronte dei medici del lavoro dello Spsal (Servizio prevenzione ambienti e sicurezza del lavoro), alle dipendenze dell’Ausl. «Erano 53 qualche anno fa, ora sono 49 e da qui a fine anno altri andranno in pensione: e non saranno sostituiti».

POCHE RISORSE. Per legge ogni Regione dovrebbe destinare il 5% delle proprie risorse complessive ai territori per finanziare il fondo “Prevenzione vita-lavoro”.

«Non lo fa quasi nessuno – commenta Sayeh –. Dal report dell’Emilia-Romagna si evince che è sempre stato stanziato meno di quella soglia: perché i soldi scarseggiano o perché ci sono altre proprietà ed emergenze. La sicurezza non è mai vista come tale. Intendiamoci: altre Regioni sono messe peggio, ma è un fatto che la normativa non viene rispettata. Anche questo contribuisce a portare rischi sui luoghi di lavoro».

Per non parlare delle aziende, per le quali «la sicurezza è considerata un lusso, perché onerosa e burocraticamente impegnativa».

LA RICETTA. Per questo motivo i sindacati in forma unitaria (Cgil, Cisl e Uil) hanno preparato un documento provinciale sul tema sicurezza.

«Una piattaforma dove richiamiamo alle loro responsabilità lo Stato per attuare il testo unico per la salute e la sicurezza, monco di 20 articoli, la Regione che deve metterci più risorse, lo Spsal per la formazione adeguata degli ispettori, le associazioni datoriali per sensibilizzare le imprese a coinvolgere le Rls, i rappresentanti dei lavoratori per la salute e sicurezza», conclude Sayeh.

Il sindaco Luca Vecchi, a nome dell’amministrazione, si è impegnato in questo senso. Fatto sta che, all’incontro tra i vertici Iren e i sindacati subito dopo la tragedia di via dei Gonzaga, alla richiesta di fornire la mappa degli appalti e dei subappalti nella nostra provincia l’azienda ha risposto picche, rimandando all’incontro nazionale fissato per il 17 ottobre a Milano.

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