Gazzetta di Reggio

Reggio

«I pensionati? Una categoria penalizzata presa di mira negli anni da tutti i governi»

Roberto Fontanili
«I pensionati? Una categoria penalizzata presa di mira negli anni da tutti i governi»

Marzia Dall’Aglio, segretario provinciale dello Spi-Cgil, lascia la carica dopo la scadenza degli otto anni di mandato  «Le loro preoccupazioni? Non temono la mancanza di reddito, ma l’assenza di riferimenti e di valori nella società»

5 MINUTI DI LETTURA





L’INTERVISTA

Roberto Fontanili

«Il governo Renzi e quelli precedenti ci hanno penalizzato e questo governo non ci lascia tranquilli».

Con questa premessa del segretario provinciale uscente Marzia Dall’Aglio, aprirà domani a Poviglio il congresso provinciale dello Spi (sindacato pensionati italiani) della Cgil, che conta nella nostra provincia 61.777, cioè più della metà degli iscritti della Camera del lavoro reggiana.

Un appuntamento a cui parteciperanno 207 delegati e a cui sarà presente anche il segretario nazionale dello Spi, Ivan Pedretti. Nel corso del congresso, in programma mercoledì e giovedì, sarà eletto anche il nuovo segretario provinciale e rinnovati tutti gli organismi dirigenti.

L’assise reggiana si tiene in una fase di profonda incertezza che impone al sindacato pensionati una riflessione attenta anche sul proprio ruolo, in una fase in cui mancano le certezze e i riferimenti politici che hanno caratterizzato per anni l’azione e l’impegno dello Spi, che aveva nella stragrande maggioranza degli iscritti nel Pd il proprio referente politico.

Con il segretario provinciale uscente che non potrà più essere rieletto dopo due mandati e che probabilmente continuerà il suo impegno sindacale, abbiamo parlato delle paure e dei bisogni dei pensionati reggiani.

Quali sfide attende lo Spi?

«Dobbiamo parlare alla gente e riempire il vuoto lasciato dalle forze politiche, ma senza confusione di ruolo. Il nostro è quello di fare il sindacato e non essere un partito. A molti dei nostri iscritti oggi manca un partito di riferimento e spesso si sentono soli di fronte a un aumento delle disuguaglianze, all’assenza di fondi per la legge sulla non autosufficienza, e alla mancanza di un disegno complessivo sulla previdenza».

I vostri iscritti temono per il loro futuro e per le loro pensioni?

«No. La loro paura per il futuro non è la mancanza di reddito, ma l’assenza di riferimenti e di valori nella società. I pensionati parlano usando il noi e non l’io e sono spaventati per quello che potrà accadere ai loro figli e ai loro nipoti. Sul piano personale, sono preoccupati per la loro salute e temono in futuro di non essere più autosufficienti».

Come sono mutati i bisogni degli anziani negli otto anni della sua segreteria?

«In questi anni abbiano lavorato molto su alcuni temi per passare da richieste generiche a una contrattazione più legata ai temi concreti e territoriali. Così come abbiamo lavorato al maggior radicamento sul territorio dello Spi. Assieme al dipartimento Formazione della Cgil abbiamo compiuto questionari nei diversi distretti sanitari, per raccogliere i bisogni delle persone, che ci hanno permesso di produrre piattaforme discusse con i sindaci e i distretti socio sanitari. La nostra è una categoria molto articolata, ma c’è differenza tra chi ha 60 o chi ha 75 anni e oltre. Tra i nostri iscritti in realtà ci sono tre generazioni con bisogni diversi».

Pensa di lasciare i suoi iscritti più ricchi o più poveri?

«Sul piano sociale certamente più ricchi. In questi anni abbiamo realizzato molte iniziative, come i viaggi della memoria, per trasmettere la conoscenza degli anziani con una serie di incontri con le scuole di ogni ordine e grado. Abbiamo portato testimonianze di anziani sulla Resistenza, sulla storia delle Reggiane e abbiamo ristampato libri su vicende reggiane e molte biografie di compagni e compagne che hanno lasciato un segno con la loro esistenza e stiamo lavorando molto sul tema della legalità. Lo Spi è presente in tutte le camere del lavoro e nei comuni con persone adeguatamente formate in grado di fornire risposte. Infine, sul piano della contrattazione, da generica e non caratterizzata siamo andati sempre più su temi come sanità, assistenza, non autosufficienza, gestione delle cronicità».

Qual è il vostro giudizio sul welfare e i servizi sociali nella nostra provincia?

«Ci siamo dovuti confrontare con alcuni aspetti che stanno prendendo una deriva preoccupante sui servizi alla persona. La risposta dei Comuni in molti casi è stata quella di non riuscire a gestire direttamente i servizi. Pensiamo alla vicenda dell’Asp della Bassa e dell’ex Millefiori di Novellara. Per noi questi servizi devono restare in capo al pubblico. Ci sono poi servizi e strutture che non sono più allo stesso livello di alcuni anni fa e ci sono stati casi di maltrattamento di anziani, come a Correggio, che ci hanno preoccupato molto».

Quindi il vostro è un giudizio critico?

«No, preoccupato. Reggio rimane un punto di alta qualità sul piano dell’assistenza. Pensiamo a Parma e ad altre province, dove c’è stata un’esplosione di “case famiglie”, strutture dove possono andare gli anziani solo se sono autosufficienti. Ma se manca il controllo dei servizi sociali le cose non funzionano. Sono strutture o meglio attività commerciali a tutti gli effetti. A Reggio non abbiamo avuto una situazione simile».

Però il problema delle liste di attesa permane.

«Le liste di attesa ci sono a macchia di leopardo. A Reggio è molto esteso il ricorso alle badanti e si sta cercando di trovare una soluzione all’interno di un percorso di formazione gestito dal pubblico. Anche perché al ricorso alle badanti spesso non c’è alternativa».

Cosa pensa della sanità?

«La sanità pubblica reggiana è un’eccellenza ed è un dato che spesso viene sottolineato dai nostri iscritti. Ma anche qui emerge il problema delle liste di attesa. La sanità funziona benissimo di fronte alle emergenze. Le criticità emergono per la lungodegenza e dopo le dimissioni dall’ospedale, con il territorio che non è in grado di operare sulla cronicità. La Regione ha fatto la scelta delle Case della salute, che però non sono ancora in grado di funzionare come era stato ipotizzato con un attività h24, la presenza multidisciplinare e dei medici di medicina generale». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google