«Nel mio cartellone ho rivelato chi minaccia il presidente Beretti»
REGGIO EMILIA«Se succede qualcosa al giudice Cristina Beretti la colpa è dei pubblici ministeri che non hanno fatto le indagini». Nelle brevi dichiarazioni di Francesco Amato, 55 anni, accusato di...
REGGIO EMILIA
«Se succede qualcosa al giudice Cristina Beretti la colpa è dei pubblici ministeri che non hanno fatto le indagini». Nelle brevi dichiarazioni di Francesco Amato, 55 anni, accusato di associazione mafiosa ed estorsione, c’è anche questo cupo passaggio, in cui fa riferimento al tazebao pieno zeppo di invettive, affisso provocatoriamente nel 2016 alla vigilia del maxiprocesso sulla bacheca comunale situata davanti al tribunale. Amato a suo tempo si autodenunciò – in aula – del gesto ed ora sostiene che in quel cartello era presente anche il nome di chi avrebbe poi minacciato l’attuale presidente del nostro tribunale e membro del collegio dei giudici di Aemilia che da un anno e mezzo vive sotto scorta. Poi smentisce di avere legami con il clan ricostruito dai due pm («Non ho commesso alcun reato, non ho fatto incontri, non figuro in alcuna foto fatta durante le indagini») definendosi «delinquente per povertà» ma non mafioso. Pure il fratello Alfredo Amato, 45 anni, è considerato un affiliato, ma parla di colpevolezza non provata: «Non ho fatto nulla e sono contento che vi sia questo collegio giudicante perché mi ispira fiducia». —
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