Truffe agli anziani in tutta Italia Arrestato un napoletano
È considerato uno dei vertici della banda scoperta dai carabinieri di Reggio Per lui si aggrava la pena, lo hanno trovato a Latina e portato ai domiciliari
REGGIO EMILIA
È passato dall’obbligo di dimora agli arresti domiciliari, grazie al pronunciamento del Riesame che ha confermato il quadro accusatorio, un 36enne nato a Napoli e residente a Latina, considerato uno dei capi della banda specializzata in truffe agli anziani sgominata dai carabinieri.
Il 17 febbraio scorso l’operazione denominata “Porta a porta” ha consentito di smantellare un’organizzazione criminale senza scrupoli, operante in Puglia, Calabria, Lazio, Lombardia e Campania. Circa un centinaio i colpi commessi in tutta Italia, 33 solo nel reggiano, per un fatturato stimato in circa mezzo milione di euro. I colpi fruttavano in media 4mila euro l’uno, ma in un caso eclatante, in Liguria, un’anziana è stata derubata in un colpo solo di preziosi e gioielli per 100mila euro.
Ben 31 gli indagati, secondo gli inquirenti responsabili a vario titolo dei reati di associazione a delinquere, estorsione, rapina, furto in abitazione, sostituzione di persona, violenza privata e circonvenzione di incapace, con l’aggravante di aver commesso il fatto in danno di persone anziane o in condizioni di minorata difesa.
Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati una ventina di telefoni, una cinquantina di schede telefoniche, contratti con gestori di telefonia, svariati tablet e tessere bancomat. All’interno della banda, composta da soli napoletani, ciascuno aveva un ruolo specifico: gli organizzatori individuavano le vittime e distribuivano i compiti; gli addetti alla logistica si occupavano di trovare cellulari, spesso intestati a stranieri mai arrivati in Italia, e del noleggio delle vetture per gli spostamenti; i telefonisti che, quasi sempre da Napoli, contattavano le vittime; e gli esattori che, pronti nelle vicinanze della casa del malcapitato di turno, si presentavano per intascare il bottino.
In febbraio sono state tre le misure cautelari applicate nell’immediatezza: una persona ai domiciliari e due con l’obbligo di dimora. Tra questi ultimi due il 36enne, per il quale in sede di udienza di convalida il Gip Giovanni Ghini ha sì convalidato, ma non per tutti i reati del capo d’imputazione, rigettando in particolare l’associazione a delinquere.
Il pm titolare dell’indagine Maria Rita Pantani ha presentato istanza al Riesame, che si è pronunciato accogliendo la misura cautelare dei domiciliari, eseguiti l’altra mattina a Latina, dove il 36enne è stato raggiunto. Il Riesame ha ritenuto sussistente il reato di associazione a delinquere, ma ha inviato gli atti per competenza alla Procura di Napoli, che dovrà esprimersi a riguardo. Secondo l’accusa il 36enne ha avuto il ruolo di “esattore” in un raggiro messo in atto il 5 febbraio 2016, quando si è presentato nell’abitazione di una 70enne reggiana per chiedere contanti necessari per “liberare” il figlio, trattenuto in caserma dopo un incidente stradale, come aveva confermato alla vittima per telefono un finto maresciallo dei carabinieri. La poveretta aveva consegnato 2.800 euro in contanti. —
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