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Un pozzo in Africa per Buba il migrante morto sul lavoro

L.T.
Un pozzo in Africa per Buba il migrante morto sul lavoro

Il progetto, concepito dall’istituto tecnico Mandela, ora viene rilanciato e adottato Sarà realizzato in Mali, paese dell’ex studente Sissoko, grazie alla solidarietà

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Castelnovo Monti

Realizzare un pozzo in un paese del Mali, la cui popolazione soffre pesantemente la carenza d’acqua, grazie alla solidarietà della comunità di Castelnovo. Un sogno che è stato prima di una ragazzo maliano, Bamba Sissoko, e che ora è stato “adottato”.

Lo racconta Umberto Gianferrari, castelnovese che ha scelto di effettuare una donazione, piuttosto consistente, per questo obiettivo e che ha presenziato, assieme a Bamba, all’istituto superiore Mandela di Castelnovo Monti, per illustrare il progetto che la scuola ha realizzato per il suo pozzo. «Quando sono venuto a sapere della “pazza idea” di scavare un pozzo in Africa, subito mi sono innamorato di quel sogno, e siccome i sogni, come le persone, vanno distinti gli uni dagli altri, meglio chiamarli per nome. Questo mi piace chiamarlo “Castelnovo ne’ Mali”, perché vorrei che questo sogno, destinato là, prendesse vita da qui».

«Mi piace questo ragazzo africano – prosegue Gianferrari rivolgendosi a Bamba – che non si piange addosso e che, invece di cercare problemi, cerca soluzioni. Il problema dei cosiddetti migranti climatici è difficilmente arginabile ma, a mio avviso, più contenibile se si mettono in atto iniziative come questa».

Bamba Sissoko, che di recente ha raccontato la sua storia a Normanna Albertini per il mensile Tutto Montagna, è riuscito ad allestire attorno al suo progetto una rete importante: gli istituti superiori di Castelnovo hanno progettato un impianto fotovoltaico che alimenterà le pompe necessarie per portare l’acqua in superficie.

Non solo: Bamba pensava di comprare un mega-serbatoio per accumulare l’acqua nelle ore notturne e utilizzarla poi il giorno seguente, per soddisfare i fabbisogni personali e agricoli dei circa 350 abitanti del villaggio.

Conclude Gianferrari: «Il progetto elettronico della scuola è stato illustrato nel dettaglio dal professor Guglielmo Manfredi e lo terremo monitorato nell’arco della giornata con le mie fototrappole, per controllare che funzioni a dovere. Insomma, per farla breve, sono salito su questo sogno e ho cercato di alimentarlo anche con un contributo in denaro, che ho voluto dedicare (lo ha sottolineato anche intervenendo a scuola, ndr) a Buba Durbae, un altro giovane africano partito con gli stessi sogni di Bamba, ma che purtroppo non potrà realizzare a causa dell’infortunio che gli è costato la vita nei boschi vicini a Casina. La mia speranza è che anche altri aderiscano al progetto. “Aiutiamoli a casa loro” è un ritornello insulso, se non suffragato da azioni concrete». —

L.T.

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