Abusi, 11enne accusa l’amico di famiglia
A processo operaio di trent’anni per baci, palpeggiamenti, l’invio di foto porno ed sms espliciti sul cellulare della ragazzina
CASALGRANDE
Ora sarà un processo – iniziato ieri in tribunale a Reggio Emilia – a fare chiarezza su una vicenda delicatissima che vede una ragazzina 11enne puntare il dito contro un operaio di trent’anni, amico di famiglia. Ovviamente stiamo parlando di un processo a porte chiuse e non forniremo le generalità dei protagonisti per tutelare la privacy della minorenne coinvolta.
Secondo gli elementi raccolti dalla squadra mobile – coordinata in quest’inchiesta dal pm Maria Rita Pantani – lui avrebbe inviato foto pornografiche e messaggi molto espliciti sul telefonino della ragazzina per invogliarla alla sessualità, arrivando a baciarla e palpeggiarla, approfittando della fiducia che godeva con i genitori di lei che lo consideravano un amico di famiglia.
Tutto è partito dalla denuncia presentata dai genitori dell’11enne all’inizio di quest’anno, cioè quando la madre, controllando il cellulare della figlia, aveva scoperto – stupefatta – immagini spinte e messaggi a sfondo sessuale inviati da una persona considerata amica.
In questura i genitori hanno dato così via alle indagini e la minorenne è stata poi sentita dal magistrato nell’ambito di un’audizione protetta, cioè con la presenza di una psicologa. Racconti ma anche riscontri che hanno spinto il sostituto procuratore Pantani a chiedere ed ottenere dal gip Luca Ramponi – a metà febbraio – una misura restrittiva nei confronti del 30enne, cioè il divieto di avvicinamento alla ragazzina non solo a casa, ma anche nei luoghi da lei abitualmente frequentati.
Le accuse riguardano un lasso di tempo che va dal settembre 2017 al gennaio di quest’anno, quando il telefonino della minorenne è stato consegnato in questura per i primi accertamenti.
E proprio questo cellulare sarà ora al centro di un accertamento tecnico – come deciso ieri dalla Corte – ed anche sulla minorenne verrà effettuata una perizia (dalla psicologa Elena Francia) per valutarne la sua attendibilità.
In questa prima udienza i genitori della minore si sono costituiti parte civile come del resto la figlia e sono tutti tutelati dall’avvocato Erica Romani.
Si tratta di un procedimento a citazione diretta – si tornerà in aula il 9 gennaio – in cui il trentenne è difeso dall’avvocato Rita Gilioli che dopo l’udienza non si sottrae ai taccuini: «Il mio assistito non intendeva fare nulla, considerando la ragazzina solo come la figlia di un proprio amico. Il materiale fotografico trovato è privo di data e non si sa da dove venga. Fra l’altro il mio assistito per un certo periodo era privo del suo cellulare, in quanto ne era in possesso l’allora fidanzata». —
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