Ecco cosa sappiamo dell’odiatore seriale grazie ai suoi commenti lasciati sulla rete
Rabbia, frustrazione e cattiveria i sentimenti che traspirano dalle centinaia di parole di odio lasciate da Roberto Acceri su decine di siti e piattaforme
REGGIO EMILIA. Come si fa a ricostruire il profilo di una persona che vuole nascondersi sul web? Se non si è la polizia postale, l’unico strumento è saper utilizzare con un minimo di astuzia gli strumenti forniti dalla rete stessa. Che internet garantisca l’impunità e l’anonimato è solo un’illusione: tutto viene conservato, registrato, salvato per sempre.
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E non basta cancellare, scusarsi, chiedere pietà: il mondo digitale è spietato, tanto e più dei commenti scritti dal nostro odiatore seriale di turno, Roberto Acceri. Mentre la giustizia fa il suo corso quindi – attraverso le due denunce presentate da Federica Zambelli e dalla Gazzetta di Reggio – siamo andati a spulciare il web alla caccia dell’Acceri pensiero.
La prima cosa che si intuisce è che la scelta del nome dietro al quale – probabilmente – potrebbe nascondersi è tutt’altro che casuale. In rete infatti “Roberto Acceri” non esiste, non corrisponde a nessun’altra persona se non al canale Youtube con 8 iscritti e una foto farlocca. Di contro, invece, la presenza di quel nome e di quell’account è capillare, tocca diverse piattaforme dove vengono caricati video, vlog, interviste. Troppo diffusa e schematica da non pensare che dietro vi sia un qualche tipo di strategia e non la follia di un singolo.
Lo schema, appunto, è sempre lo stesso. La maggioranza dei commenti dell’Acceri riguarda stranieri e meridionali. Due “categorie” che per il signore sono la stessa cosa: «Napoletani sono come gli arabi», scrive su thewjcgroup.com in una pagina dove si parla di immigrazione a Milano nel 1962. Ed è sempre su questo sito che, se le sue parole corrispondono al vero, si può intuire l’origine di questo personaggio: «Milanese 100%».
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Ma è Youtube, come ha potuto tristemente sperimentare la Zambelli, il principale canale di sfogo per il suo odio codardo contro gli stranieri. In un video pubblicato da Askanews il 26 giugno 2018 ad esempio, dal titolo “Comandante guardia costiera: risponderemo sempre a Sos in mare”, Acceri si augura la morte del suddetto comandante (l’ammiraglio Giovanni Pettorino) che, oltre a insulti irripetibili, viene chiamato «collaborazionista».
Il 6 maggio invece, sotto a un video di Giornaleladige che ritrae una persona straniera ubriaca in chiesa, spera che «un paio di uomini lo prendono e lo massacrano di botte». Il 9 agosto infine, il canale Picchio News condivide il filmato dal seguente titolo: “Ecco il video dell’aggressione all’autista da parte di un gruppo di extracomunitari”. E, puntuale come si addice a un boia da tastiera, Acceri nuovamente spiega che «bisogna ammazzarli tutti».
Infine, dall’analisi dei bersagli contro cui si scaglia il “milanese 100%”, si nota un cambiamento umorale dell’uomo. Se prima il nemico erano «i terroni», dall’estate di quest’anno a dover sparire sono gli stranieri. Nei confronti dei quali Acceri usa parole di volta in volta sempre più pesanti, oscene, svergognate, senza più nessun freno inibitore.
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