In Sala Tricolore arriva la sfida al decreto Salvini
Mozione Pd-Mdp-Si contro la legge firmata dal vicepremier «Ci saranno più clandestini e si creeranno scontri sociali»
REGGIO EMILIA. «No all’abolizione della protezione umanitaria e a questa legge folle che aumenterà ancora di più l’immigrazione clandestina e lo scontro sociale nelle nostre città». Dopo il corteo in favore dei diritti dei migranti di sabato scorso, al quale hanno aderito 44 associazioni, la sfida al decreto Salvini si sposta ora anche in Sala Tricolore, mettendo l’una di fronte all’altra le politiche su immigrazione e accoglienza targate Pd, a livello locale, e Lega, a livello nazionale.
LA MOZIONE. Nel mirino del gruppo Pd in consiglio, infatti, finisce il decreto Sicurezza firmato dal ministro dell’Interno e vicepremier, Matteo Salvini, che il 4 ottobre ha avuto il via libera del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con un richiamo «agli obblighi costituzionali e internazionali» e al rispetto dell’articolo 10 della Costituzione. È proprio da questo richiamo che prende spunto la mozione del centrosinistra reggiano, che vede come primo firmatario il consigliere comunale Pd, Dario De Lucia, per esprimere «diniego al decreto legge Salvini in materia di gestione dell’immigrazione». Fra i firmatari, anche il capogruppo dem, Andrea Capelli, gli altri consiglieri Pd, Giorgio Campioli, Angelo Cigarini, Cristian Vergalli e Federica Franceschini, il capogruppo Mdp, Lanfranco De Franco, e la capogruppo Si, Lucia Lusenti. Nel documento si chiede alla giunta di impegnarsi a trasmettere il documento al Governo, alla Presidenza della Repubblica, ai parlamentari reggiani «dando mandato di rivedere radicalmente il testo del decreto, considerando gli esiti positivi dei percorsi avviati e studiando con maggiore dettaglio l’impatto delle riforme sulle tipologie di permessi».
MODELLI A CONFRONTI
La stretta sul rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, i permessi di soggiorno temporanei, il raddoppio dei tempi di detenzione nei centri per il rimpatrio, le modifiche al sistema Sprar. E poi: i motivi di revoca o diniego della protezione internazionale e dello status di rifugiato, l’estensione del Daspo Urbano, i lunghi tempi per ottenere i diritti di cittadinanza. Sono questi alcuni degli argomenti affrontati nel documento, con l’obiettivo di contrastare e smontare punto per punto il modello introdotto dal vicepremier, Matteo Salvini.
I SISTEMI. Per quanto riguarda lo Sprar «il sistema dei grandi centri si è rivelato un fallimento a più livelli – si legge nel documento – mentre la strada corretta deve essere l’accoglienza diffusa come applichiamo a Reggio. Il decreto Salvini va esattamente nella direzione opposta. Il provvedimento infatti limita lo Sprar (il sistema pubblico per l’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati realizzato in collaborazione con gli enti locali) e i suoi servizi solo a chi è già titolare di protezione internazionale o ai minori stranieri non accompagnati». Secondo i firmatari, «i richiedenti asilo finiranno con ogni probabilità nei Cas (Centri di accoglienza straordinaria): grandi strutture a gestione privata, spesso lontani dei centri abitati, con buona pace di trasparenza e integrazione». Di qui la richiesta al consiglio comunale di esprimersi sull’argomento, con lo scopo di «esprimere pubblicamente contrarietà rispetto al Decreto Salvini per i danni e caos che la non accoglienza strutturata causerebbe ai territori. Il decreto avrà come esito l’effetto opposto rispetto a quello voluto, ovvero aumenterà la clandestinità di persone che non avranno più un’accoglienza adeguata e, di conseguenza, si acuiranno le tensioni sociali». —
E.SPA.
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