Gazzetta di Reggio

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SICUREZZA NELLE AZIENDE 

«Ispettori costretti a lavorare in condizioni estreme»

AM.P.
«Ispettori costretti a lavorare in condizioni estreme»

Dopo l’infortunio mortale avvenuto in via Gonzaga continuano le polemiche Papaleo (Cisl): «Serve subito un concorso per sanare la carenza di personale»  

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REGGIO EMILIA

«Sicurezza sul lavoro: per far fronte alla carenza degli organi ispettivi (sia Ispettorato del lavoro, sia Spsal dell’Ausl) occorre correre ai ripari con nuove assunzioni, bloccate da dodici anni». Sull’onda delle reazioni dopo l’infortunio mortale avvenuto al centro raccolta rifiuti Iren e della polemica sulla carenza di ispezioni – ammessa dallo stesso direttore reggente dell’Ispettorato Alessandro Millo – interviene Rosy Papaleo, componente della segreteria Cisl Emilia centrale.

CONDIZIONI ESTREME

Dopo la morte di Silvio Sotgiu, 42 anni, i sindacati hanno sottolineato come i numeri rendano impossibile il lavoro dell’Ispettorato del Lavoro, dal 2017 unificato e diventato Ispettorato Territoriale del Lavoro di Parma e Reggio Emilia. «Il blocco del turn over ha fatto sì l’ultima infornata di personale risalga al 2006, dopodiché si è proceduto a scorrere quella graduatoria, terminata nel 2010», afferma Papaleo. Sono 40 gli ispettori nelle due province, 23 su Reggio, di questi almeno 5 amministrativi; ne restano sul campo 18, che dovrebbero controllare 50mila aziende censite alla Camera di Commercio di Reggio Emilia. «In realtà quelle ispezionabili, sottraendo le partite Iva e le ditte senza dipendenti, sono 26mila. Questo impedisce di svolgere non solo l’attività ispettiva ma anche l’attività, a mio avviso ancora più importante, della prevenzione – afferma Papaleo –. La prevenzione passa attraverso incontri con le ditte e un’ informazione che può essere gestita anche via internet, come faceva l’Ispettorato a Modena: Reggio non ha nemmeno un informatico che possa curare la pagina web dedicata, esistente ma di fatto abbandonata». Un’altra piaga dell’ente è che «non hanno strumenti adeguati: nelle uscite sui cantieri si usa la carta carbone. Gli ispettori si spostano con auto proprie, perché altrimenti dovrebbero girare con i mezzi pubblici. Lavorano in condizioni estreme». A questo si somma l’incertezza di inquadramento. «Prima gli ispettori dipendevano dal Ministero del Lavoro, ora con il nuovo Ispettorato del Lavoro nazionale (2017) dipendono dal Ministero del Lavoro: l’Ispettorato usa questo personale grazie ad una convenzione con il ministero, ma questo contratto biennale finirà a dicembre 2018 e il personale dovrebbe confluire sotto l’Ispettorato nazionale, che potrebbe non avere i fondi necessari».

LA RICETTA

Una situazione al limite, senza contare che «se passerà la riforma delle pensioni con quota 100 gli uffici si svuoteranno ancora di più – conclude Papaleo –. Come sindacato sosteniamo anzitutto l’avvio di un concorso, per sanare la carenza di personale. Solleciteremo gli eletti reggiani affinché se ne facciano carico: bisogna sensibilizzare il Ministro del Lavoro affinché si investa nel nuovo ente, sul fronte del personale, della formazione e degli strumenti adeguati». —

AM.P.

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