«Fede e amore per il sacerdozio ne hanno caratterizzato la vita»
Ieri nella chiesa di Taneto l’affollato e commosso addio a don Roberto Camellini Il vescovo Camisasca: «L’incontro con lui uno dei più significativi della mia vita»
Gattatico
Si respiravano affetto e commozione ieri pomeriggio nella piccola chiesa di Taneto di Gattatico dove si sono svolti i funerali di don Roberto Camellini, morto martedì all’età di 91 anni all’ospedale di Guastalla, dopo una breve malattia scoperta solo due mesi fa. A officiare il rito funebre, don Alberto Nicelli, vicario generale della diocesi, insieme a numerosi altri parroci a concelebrare.
In tanti hanno partecipato all’ultimo saluto a una figura molto importante per Gattatico, e nota anche per il suo particolare percorso di fede: ordinato sacerdote nel 1951, aveva lasciato il ministero presbiterale dopo i primi incarichi, che lo avevano visto vicario parrocchiale nel Sassolese e quindi parroco a Olmo di Gattatico.
Negli anni si era fatto una famiglia – composta dalla moglie Franca e dal figlio Franco – per poi, pochi anni fa, essere riammesso al ministero. La messa si è aperta con la lettura, da parte di don Nicelli, del messaggio del vescovo Camisasca. «Il ritorno di don Roberto – scrive il vescovo – ha rappresentato una grazia per la nostra chiesa. L’incontro che ho avuto con lui è stato uno degli eventi più significativi della mia vita».
A seguire, è stata data lettura anche del testamento spirituale del sacerdote, con il quale don Camellini ha chiesto perdono per i suoi peccati e dedicato un’ultima preghiera ai propri cari. L’omelia di suffragio è stata affidata a monsignor Franco Ruffini, amico di lunga data di don Roberto.
«Ero poco più di un bambino – ha spiegato – quando nel lontano ‘51, mentre frequentavo le medie in seminario, mi chiamarono per entrare a far parte del coro per cantare alla prima messa di don Roberto a Casalgrande. Il cammino della sua vita è stato contraddistinto dalla fede e dall’innamoramento per il sacerdozio, pur accompagnato dal dubbio che il clero lo abbandonasse per le sue decisioni. Questo abbandono non si è mai verificato, perché don Roberto ha sempre goduto di tanta stima e amicizia. Nel corso degli anni ha dimostrato di non aver mai voltato le spalle al Signore, coltivando la vera fede con sentimento appassionato e ardente. Soffriva la nostalgia di celebrare il mistero della Croce, ogni volta che poteva si posizionava vicino all’altare e la decisione positiva di Papa Francesco gli ha dato così tanta felicità da disorientarlo. Ha reso la sua vita – ha sottolineato monsignor Ruffini – un lungo atto penitenziale. Aveva dentro di sé un grande desiderio di sentirsi di nuovo accolto ed è riuscito a esaudirlo, ritornando al ministero con gioia e passione».
Al termine la salma di don Camellini – che lascia la moglie Franca, il figlio Franco, la nuora Alessandra e la nipote Beatrice – è stata tumulata nel cimitero di Taneto. —
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