Offese a Napolitano, condanne soft in Appello
Limate di alcuni mesi e pene sospese per due attivisti di R60. L’avvocato Burani: «La critica politica non va sanzionata»
REGGIO EMILIA
Limate di alcuni mesi con l’applicazione della pena sospesa – in Appello a Bologna – le condanne a due attivisti del Collettivo R60 che sei anni fa sono finiti dentro una lunga serie di accuse: offese all'onore e al prestigio del presidente della Repubblica (per aver scritto con vernice spray una frase che lede l’onore e il prestigio di Giorgio Napolitano); violenza o minaccia ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario (per aver scritto frasi gravemente minacciose nei confronti dell’allora procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli); oltraggio a un corpo politico, amministrativo o giudiziario ( scritte ritenute offensive dell'onore e il prestigio non solo di Caselli ma anche dell’allora sindaco di Torino Piero Fassino). Il sostituto procuratore generale ha chiesto la conferma delle condanne di primo grado, ma fra prescrizioni ed assoluzioni, sono cadute diverse di queste accuse.
LA SENTENZA
Da qui la condanna dell’impiegato 47enne Ciro Di Cristo a 1 anno e 10 mesi di reclusione (pena sospesa) e dell’operaio 34enne Riccardo Fabbi a 1 anni e 1 mese di reclusione. Ciò significa che per Di Cristo la condanna è stata “sforbiciata” di 4 mesi e per Fabbi di 3 mesi, oltre ad aver ottenuto la sospensione dell’esecuzione della pena. Confermato, invece, il risarcimento di 10mila euro al Comune di Reggio Emilia, costituitosi parte civile per gli imbrattamenti e per il danno d’immagine. «Le scritte nei riguardi di Fassino e Caselli – dice l’avvocato difensore Vainer Burani – non sono attacchi ad un corpo politico o alla magistratura, ma a loro come individui, quindi manca la querela».
LA SCRITTA SUL PRESIDENTE
Gran parte della discussione si è concentrata sulla scritta «Napolitano schifoso borghese» apparsa su un muro di piazzale Europa. «I miei assistiti si dicono estranei e non c’è nemmeno la prova che siano stati loro – prosegue l’avvocato Burani – inoltre non si può prescindere dalla Corte europea dei diritti dell’uomo: stabilisce che la critica politica non può essere soggetta a sanzione penale. Il termine schifoso è inaccettabile, ma l’appellativo borghese a Napolitano non c’entra con la presidenza della Repubblica: oltre ad essere effettivamente di famiglia borghese, nel sentire popolare è detto il “principino”, in quanto nel ’44 tra i fautori della svolta di Salerno, cioè del compromesso tra partiti antifascisti, monarchia e Badoglio, che consentisse la formazione di un governo di unità nazionale». —
T.S.
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