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Cesi, pioggia di querele dopo l’assoluzione

ENRICO LORENZO TIDONA
Cesi, pioggia di querele dopo l’assoluzione

L’ex comandante della caserma dei carabinieri contro l’ex sindaco Iotti, la vice e tre testi. La Procura chiede l’archiviazione

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CORREGGIO

Nel luglio scorso è stato scagionato da tutte le accuse – concussione, violenza, minaccia, truffa e falso – anche in appello. Al sospiro di sollievo, Roberto Cesi, ex comandante della caserma dei carabinieri di Correggio, ha fatto seguire un’azione giudiziaria già rivolta a quanti lo avevano accusato in giudizio. Forte dell’assoluzione emessa dalla prima sezione penale della Corte d’appello di Bologna, Cesi aveva presentato infatti una pioggia di querele verso cinque persone: quattro per falsa testimonianza e una per calunnia. Tutte querele di parte giunte ieri davanti al gip Luca Ramponi, al quale Cesi ha presentato opposizione all’archiviazione. La Procura, infatti, tramite il pm Giacomo Forte, ha già chiesto l’archiviazione di tutte le querele.

L’ATTO FINALE

Cesi è giunto ieri in tribunale assieme al suo legale, l’avvocato Giuseppe Rossodivita del foro di Roma, con il quale ha presentato l’istanza di opposizione sulla quale il giudice, com’è prassi, si è riservato. Ad essere oggetto delle querele sono l’ex sindaco di Correggio Marzio Iotti e l’allora vicesindaco Emanuela Gabbi, ai quali Cesi contesta la testimonianza resa in giudizio. Altri due correggesi sono stati querelati con la stessa ipotesi di accusa, mentre un avvocato è stato querelato per calunnia dopo una deposizione resa in fase di indagine. «Le indagini su Cesi non si possono certo dire accurate – ha sottolineato il suo avvocato fuori dall’aula –. Qualora lo fossero state, si sarebbe capito subito che le accuse erano infondate. Casomai, sono state le sue indagini a dare fastidio».

LA CONTROFFENSIVA

Cesi, da parte sua, non parla. Il militare manda avanti l’avvocato. Certo, l’archiviazione non li vede concordi, anche perché presentata dallo stesso pm dell’accusa del processo contro di lui. «Nulla di irregolare, anzi – dice il difensore di Cesi – attendiamo solo di sapere la decisione del giudice una volta sciolta la riserva. Siamo convinti di essere nel giusto e che siano stati lesi i diritti di Cesi. Sia dai testi come da chi gli si è scagliato contro, venendo sconfessato poi dall’assoluzione».

L’ASSOLUZIONE

La Corte d’Appello aveva dichiarato inammissibile l’impugnazione presentata dal procuratore generale (il magistrato voleva ridiscutere solo 12 dei 26 capi d’imputazione originali da cui il luogotenente era stato assolto in primo grado nel marzo di due anni fa). In appello la Corte aveva dichiarato anche il non doversi procedere per intervenuta prescrizione relativamente all’unica accusa che aveva visto il militare condannato a Reggio Emilia con un mese di reclusione (pena sospesa), cioè la violenza privata. Questo capo d’imputazione è stato impugnato in Appello dalla difesa, ma nel frattempo è maturata la prescrizione. —

ENRICO LORENZO TIDONA

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