La manovra, la manìcula, la manina e Muzio Scevola
Stefano Scansani
L'editoriale della domenica del direttore della Gazzetta di Reggio
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REGGIO EMILIA. “È un fatto gravissimo, manina politica o no, domattina depositerò subito un esposto alla Procura della Repubblica”. Così il fatale Di Maio mercoledì sera ha confermato di avere gusto per il genere fantasy. Non tanto perché un vicepremier dovrebbe aver letto parola per parola il Decreto Fiscale. Non tanto perché un vicepremier grillino non può sedere sulla stessa poltrona di Berlusconi a Porta a Porta. Non tanto perché aveva intenzione di sporgere denuncia come se gli avessero soffiato la bicicletta (ma l’ha sporta davvero?).
Di Maio è ottenebrato dalla manina. Già il 15 luglio evocò l’attività della manina quando non gli tornarono i conti sul suo Decreto Dignità: accusò il ministero del Tesoro di avere rielaborato i documenti che lui aveva già licenziato. Cantilena: “Nessuna accusa, ma cerchiamo la manina». O il capo politico pentastellato è in possesso di indizi arcani o vive in una costante dimensione complottista. Oppure, ancora, induce i cittadini a macerarsi in un clima surreale di segreti intrighi, così da perpetuare la distrazione di massa. Per gli italiani è un guaio.
Ma non oso occuparmi del Decreto Fiscale, della risposta del Quirinale, della rissa con la Lega, dell’attività del gran rappezzatore Conte o del burrone economico. Mi piace invece ripercorrere la storia della manina e della fissa dimaiana che ha portato gli oppositori neogotici a immaginare che il vicepremier sia affascinato dagli Addams. Delle vicende comico-macabre della Famiglia Addams è infatti protagonista anche La Mano (Thing). La manina mozzata che cammina sulle dita, porta il telefono, preme i pulsanti, fa sparire le carte. Dunque manipola, maneggia, parole con analoga radice: mano.
La mano ha un clamoroso potere semantico. La Mano Nera, ad esempio, è un capitolo italiano nella storia della criminalità del Novecento: gli affiliati erano dei maestri nella tecnica dell’estorsione nelle città americane. Invece la Mano di Bianco è un modo di dire corrente per rappresentare la copertura di un errore o di una magagna, mentre in talune aree gergali ha anche il significato di un sacco di botte, una cura a base di ceffoni.
D’altra razza è la Mano Gialla: oltre ad essere stato il nome di un capo della tribù dei Cheyenne e il colore dei guanti di Topolino e Pippo, è il soggetto spaventevole e fantasmatico di favole rurali spaventa-bambini. La Manina Gialla appariva nelle stanze delle case di campagna e galleggiava nell’aria, d’improvviso sberlava gli ascoltatori. Sempre sul fantasy siamo. Anche per i grattaschiena, le Manine, quegli attrezzi parenti dei calzascarpe, a forma di arto inastato su canne di bambù che, appunto, servivano per sfregare il dorso, le parti irraggiungibili.
Nel linguaggio criptico delle cospirazioni, la manina sta a significare un intervento esterno, anonimo, scaltro, scientifico, oscuro e più che altro fine. La manina sa appunto dove mettere le mani (la ripetizione è voluta) e ha un carattere italiota. E spiego perché. Da noi la presenza “di una manina” dà l’idea del gioco di prestigio losco e furbo che svela e rivela in maniera “aumm aumm” l’esistenza di un magheggio. Di un Maneggio. All’estero nelle dinamiche di potere la manina non è rappresentabile perché è più conciliabile alla Commedia dell’Arte o agli intermezzi del Varietà. Ve la immaginate la manina protagonista degli intrighi d’alto bordo di “House of Cards”?
Concludo con un riferimento latino e librario antico: la Manìcula è stata fra il XII e il XVIII secolo il segno indicatore di righe o periodi da porre in evidenza nei testi manoscritti o a stampa. La manìcula era proprio una manina con l’indice puntato posta sui margini delle pagine. Un evidenziatore d’altri tempi. E col tempo quel segnale si è arricchito di ornamenti ed estetismi fino a diventare il ditone puntato sui titoli importanti dei manifesti oppure segna i percorsi da seguire o la direzione indicata dagli emoticon gialli.
La manina è dentro di noi, nella nostra antropologia culturale, nella suggestione, nella cinesica (la scienza che studia i movimenti del corpo). Ma come non mai nella testa di Di Maio e probabilmente nell’immaginario collettivo dei pentastellati che – credo – si sia infranto giovedì mattina, quando Di Maio ha sporto nessuna querela alla Procura della Repubblica. Il vicepremier pentastellato dovrebbe applicarsi la regola di Muzio Scevola, eroe di una leggenda romana, che per aver sbagliato una missione punì la sua mano, bruciandola. Se sostituite missione con Manovra avrete il quadro della questione. Manovra deriva da manuopera, opera di mano. Che manina volete di più?
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