Caos nella Cgil di Reggio Emilia: il congresso non rielegge Guido Mora, unico candidato a segretario
Si è concluso con un risultato clamoroso, il XVIII Congresso della Cgil di Reggio Emilia: 66 i voti favorevoli a Mora, 75 i voti contrari. Durissime le parole dell'ex segretario: "Ringrazio i farabutti che sono in Assemblea generale. Buona fortuna, perché ne avrete bisogno".
REGGIO EMILIA. Si è concluso con un risultato a dir poco clamoroso, il XVIII Congresso della Cgil di Reggio Emilia. L’Assemblea generale eletta dal Congresso, composta da 144 membri, ha infatti respinto la proposta avanzata dai Centri regolatori di rieleggere a Segretario Generale, Guido Mora.
Quella che sembrava una rielezione scontata, essendo Mora l'unico candidato a Segretario, si è rivelata invece un ribaltone senza precedenti a Reggio Emilia. Sessantasei i voti favorevoli alla proposta, settantacinque i voti contrari.
Adesso spetterà ai centri regolatori del sindacato il difficile compito di sbrogliare la matassa, avviando una fase di confronto propedeutica alla riconvocazione dell’Assemblea Generale.
Durissimo al termine della conferenza l'attacco dello stesso Mora ai votanti. L'ex segretario ha preso la parola dal palco e ha pronunciato parole di fuoco: "Ringrazio i farabutti che sono in Assemblea generale, oggi è il mio 25 Aprile personale. Si tratta della liberazione da un impegno che credo di aver svolto con devozione. Buona fortuna, perché ne avrete bisogno".
Tra i dirigenti sindacali, all'uscita del teatro Ariosto sede della due giorni congressuale, nessuno ha voglia di parlare. Un iscritto però dà sfogo alla frustrazione: «Dopo i Martiri del 7 luglio è la cosa più grave mai successa a Reggio Emilia».
Adesso è previsto che i «centri regolatori», vale a dire gli organismi dirigenti regionali e nazionali della Cgil, avviino per la situazione reggiana «una fase d'ascolto» propedeutica alla riconvocazione dell'assemblea generale.
Già a fine 2015 nell'ente di via Roma si era consumata una lancinante spaccatura quando la minoranza interna (che si riconosceva allora in Susanna Camusso contrapposta alla maggioranza fedele a Maurizio Landini) aveva dichiarato rotto il patto unitario interno ed era uscita dalla segreteria provinciale, formando un proprio coordinamento promosso dai segretari di alcune categorie.
Strappo rientrato l'anno dopo con l'elezione di una nuova segreteria equilibrata tra le due «anime» del sindacato.
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