Crisi Ferrarini 3 partner industriali alla finestra in attesa del piano
Colloqui con due imprese italiane del settore e una straniera Interessanti anche fondi finanziari: consulenti al lavoro
Tre partner industriali alla finestra, due italiani e uno straniero, hanno avviato un confronto con i consulenti di Roland Berger, lo studio internazionale che lavora già da tempo in Ferrarini accanto alla top manager Lisa Ferrarini, per stilare il piano di salvataggio e rilancio del gruppo dell’agroalimentare italiano affossato dai debiti.
Entro Natale dovrebbe essere quindi essere presentato il piano complessivo. Sempre alla finestra ci sono anche dei fondi finanziari, che potrebbero puntellare il piano sotto il profilo degli investimenti. Il nuovo piano industriale – che va presentato entro il 23 dicembre – è quindi preceduto da contatti per l’ingresso nella compagine sociale di diversi soggetti, sia industriali che finanziari, in grado di assicurare prospettive produttive e occupazionali. Tutto questo è emerso ieri nella sede del ministero dello Sviluppo economico, a Roma, al tavolo per la crisi della storica azienda reggiana che conta 800 dipendenti e sedi in diverse località emiliane e lombarde. Il sottosegretario alla presidenza della giunta della Regione Emilia-Romagna, Giammaria Manghi, si augura che «la proposta di piano concordatario, o perlomeno le linee guida principali, vengano presentate al tavolo istituzionale con un utile anticipo temporale rispetto alla scadenza del 23 dicembre. Ci aspettiamo di essere riconvocati a breve dal ministero per conoscerne i dettagli». Ciò «rappresenta un elemento positivo. Questo alla luce delle caratteristiche produttive e di pianificazione delle lavorazioni dei prodotti, che necessitano investimenti e scelte strategiche che non possono essere rimandate se l’obiettivo è salvaguardare la capacità produttiva e occupazionale dei diversi siti del gruppo Ferrarini», aggiunge Manghi. Auspicando infine «che la soluzione a cui la proprietà sta lavorando possa garantire la migliore prospettiva occupazionale e la piena tutela di un’eccellenza alimentare del nostro territorio». I commissari giudiziali dei tre concordati (Ferrarini Spa, Vismara spa e Azienda Agricola Ferrarini), dal canto loro, hanno presentato una fotografia della situazione aziendale in ripresa, seppure lenta, dopo le evidenti difficoltà riscontate nei mesi estivi, ribadendo come «la proprietà stia agendo in modo coerente con gli obiettivi del piano».
«Al primo punto ci sono i lavoratori e il gruppo deve rimanere in mani italiane» ha affermato il deputato pentastellato Davide Zanichelli, anch’egli presente al ministero, in una nota firmata con la vicepresidente della Camera Maria Edera Spadoni. «La partnership economico-finanziaria italiana garantirebbe così il giusto interesse e valore delle eccellenze agro-alimentari territoriali. Per questo daremo il nostro sostegno affinché venga tutelata non solo l’italianità del marchio Ferrarini, ma vengano tutelati in primis i lavoratori che lavorano e danno energia a questa azienda». Anche la deputata reggiana del Pd Antonella Incerti, si è attivata sulla questione, soprattutto per quanto riguarda la tutela dei lavoratori, ragion per cui ha depositato, con il collega Fragomeli, un’interrogazione al ministro dell’Economia e delle finanze per conoscere, vista la forte correlazione tra la vicenda Ferrarini e il crack delle banche venete, come il Governo intenda intervenire «a sostegno dei risparmiatori vittime dei crack degli istituti di credito, ma appare altresì urgente che una quota delle risorse pubbliche sia vincolata al sostegno dei lavoratori che, indirettamente, stanno subendo gli effetti delle crisi bancarie». —
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