«Palpeggiata dal dirigente e poi licenziata»
Processo ad un sessantenne accusato da una ex dipendente trentenne. L’avvocato difensore: «Lui si dichiara innocente»
CAVRIAGO
«Io ero in piedi nella mia postazione, accanto al macchinario. Lui mi si avvicinava alle spalle, si strusciava contro di me e mi palpeggiava con forza, a mano aperta. Che indumenti indossavo? Pantaloni e maglietta».
Questo il racconto che la vittima, una donna italiana di trent’anni, ha fatto ieri in un’aula del tribunale di Reggio Emilia, al processo per violenza sessuale intentato dall’ex dipendente nei confronti del dirigente dell’azienda dove la giovane donna lavorava. Nella ditta di Cavriago, lei svolgeva una mansione manuale.
Ora è entrato nel vivo il processo penale che vede alla sbarra l’ex capo, un italiano sessantenne chiamato a rispondere di violenza sessuale aggravata (l’aggravante consiste nell’aver commesso gli abusi sul luogo di lavoro, nei confronti di una sottoposta).
Gli episodi contestati, che sono diversi, si sarebbero ripetuti per un anno intero, a cominciare dall’inizio del 2012 e durante il 2013.
Secondo la vittima, lui non ha desistito, nonostante le proteste della donna, che aveva fatto intendere chiaramente al principale (con il doppio dei suoi anni) di non gradire affatto quelle avances fuori luogo. I palpeggiamenti nelle parti intime erano stati percepiti dalla giovane vittima come molto degradanti, perché avvenuti anche con l’uso di oggetti, come un manico di scopa. L’episodio più grave, secondo quanto testimoniato dalla donna, è avvenuto un giorno in cui il datore di lavoro, dentro il bagno, le avrebbe afferrato le mani per poi baciarla contro la sua volontà.
Davanti ai giudici e agli avvocati, ieri in aula hanno sfilato i testimoni dell’accusa, chiamati a rievocare quelle circostanze che si sarebbero svolte davanti ad altri colleghi. E, soprattutto, ha deposto lei, la vittima, che ha rievocato i soprusi che era costretta a subire dal suo capo, fino a quando la 30enne, così come altri addetti, è stata licenziata a causa della crisi economica dell’azienda cavriaghese.
All’inizio del 2013 la trentenne si era rivolta ai carabinieri per denunciare il dirigente, indicando in quella sede anche i colleghi che avrebbero assistito ad alcuni degli episodi. L’indagine è stata condotta dal magistrato Piera Giannusa, che ha chiesto per il sessantenne il rinvio a giudizio.
La trentenne, assistita dall’avvocato Rosa Apadula, si è costituita parte civile. L’uomo è difeso dall’avvocato Nino Ruffini, che ha sottolineato: «Il mio assistito nega ogni addebito e si proclama innocente».
Il collegio giudicante (presidente Simone Medioli Devoto, a latere Sarah Iusto e Stefano Catellani) ha fissato la prossima udienza al 27 marzo 2019, quando saranno sentiti gli ultimi testimoni della difesa. Il sessantenne, che non è ancora stato sentito in aula, potrebbe decidere di raccontare la propria versione. —
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