«Punto nascite, la Regione inoltri una richiesta di deroga»
Delmonte (Lega) porta in Regione l’esempio della possibile riapertura a Cavalese «Lì una vittoria di squadra. Si tenga conto dei fattori sociali ed economici»
Castelnovo Monti
Nel dibattito sui punti nascita dell’Appennino, riaperto in modo molto vivace a seguito dell’annuncio da parte del Ministero della possibile riapertura del servizio chiuso a Cavalese, interviene anche il consigliere regionale della Lega Gabriele Delmonte, che riporterà il tema a essere discusso in aula a Bologna.
Delmonte infatti ha depositato una risoluzione in cui chiede alla giunta di via Aldo Moro di “inoltrare al comitato Percorso nascita nazionale una nuova richiesta di deroga finalizzata a far riprendere l’attività delle punto nascite di Castelnovo Monti, così come ha fatto il Comune trentino che ha visto accolta la richiesta di riapertura. Cavalese il 9 ottobre scorso ha incassato il via libera del Comitato per la riapertura del punto nascite. Una vittoria frutto del gioco di squadra fra ministero della Salute, amministrazione provinciale autonoma e amministrazioni locali trentine».
Prosegue Delmonte: «La Giunta regionale prenda in considerazione le valutazioni che hanno portato il comitato Percorso nascita nazionale a dare parere favorevole alla riapertura di Cavalese e avanzi una nuova richiesta di deroga finalizzata a far riprendere l’attività ai reparti di neonatologia degli ospedali di Borgo Val di Taro, Castelnovo Monti e Pavullo nel Frignano, chiusi da ottobre 2017. Una chiusura che oltre a lasciare completamente scoperto tutto il territorio montano regionale di strutture ospedaliere dove poter far nascere i bambini, comporta per numerose partorienti e loro famiglie la difficoltà di dover percorrere distanze fino a 90 minuti di viaggio per raggiungere i nosocomi più vicini, con gravi ed evidenti rischi sia per la partoriente che per il nascituro. I 3 punti nascite appenninici rappresentavano un importante punto di riferimento sanitario, ma anche sociale, economico e ideale per le comunità che popolano quelle realtà montane. Il numero di parti minimo per dichiarare sicuro un punto nascite è un criterio previsto nell’accordo Stato-Regioni del 2010 che non tiene conto delle caratteristiche economiche e sociali di alcuni territori e nemmeno di alcune valutazioni scientifiche sanitarie suggerite da esperienze concrete». —
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