Gazzetta di Reggio

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CASTELLARANO 

Ritrovati i caratteri mobili della vecchia Gazzetta

Paolo Ruini
Ritrovati i caratteri mobili della vecchia Gazzetta

Giuliano Trenti, tipografo in pensione, è un collezionista di macchine da stampa «Ho trovato tutto in una tipografia dismessa di Poviglio. Sono pezzi eccezionali»

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CASTELLARANO

C’è ancora un seguace di Gutenberg nella Valle del Secchia. Si tratta di Giuliano Trenti di Castellarano, che nella vita ha due grandi passioni: la musica e la stampa. La musica lo ha portato a collezionare migliaia di dischi in vinile e a fondare – negli anni Settanta, assieme ad alcuni amici – Radio Europa, e poi a collaborare con altre emittenti radiofoniche. Poi la stampa, con la sua professione di tipografo fatta per oltre quarant’anni. Poi, raggiunta la meritata pensione, ha pensato di iniziare a collezionare i caratteri mobili, quelli usati per la stampa prima dell’avvento della fotocomposizione e del digitale. Una ricerca di pezzi antichi che è iniziata alcuni anni fa e che, recentemente, ha permesso di fare un ritrovamento sicuramente interessante e per certi aspetti eccezionale. In una vecchia tipografia dismessa di Poviglio, ha ritrovato i caratteri mobili della vecchia Gazzetta di Reggio, quella che chiuse i battenti nel 1977. Nel 1981 è poi nata la Gazzetta attuale, con una nuova proprietà e una nuova gestione.

Com’è avvenuta questa scoperta?

«Mi avevano segnalato che a Poviglio c’erano dei caratteri mobili e altro materiale tipografico che rischiava di finire al macero. Sono corso a vedere di cosa si trattasse e, con grandissimo stupore, ho scoperto che si trattava di una parte dei caratteri mobili che venivano usati dalla vecchia Gazzetta di Reggio. La Gazzetta vicino alla stazione ferroviaria aveva la tipografia che, oltre a stampare il giornale, eseguiva dei lavori commerciali».

Come saranno finiti i caratteri mobili a Poviglio?

«Quando la vecchia Gazzetta chiuse, tutte le attrezzature vennero sicuramente vendute separatamente, e molte andarono disperse».

Che cosa è riuscito a recuperare?

«Centinaia di caratteri mobili come il prestigioso Bodoni, il Garamond e i Gotici che venivano usati per stampare le pagine del giornale quando si faceva la composizione a caldo. Un ritrovamento per me eccezionale, perché i pezzi risalgono agli anni ’40 e ’50 e sono ancora perfettamente funzionanti. La qualità di stampa di allora a mio avviso era migliore e non può essere paragonata a quella di oggi, perché i caratteri mobili permettevano di ottenere degli effetti migliori rispetto al digitale».

Non è un giudizio nostalgico?

«Ho iniziato ad appassionarmi al mondo tipografico a 13 anni; oggi ne ho 68 e ho visto e vissuto tantissimi cambiamenti. Dall’abbandono dei caratteri mobili con l’arrivo della stampa offset, poi la rivoluzione con l’arrivo della fotocomposizione, fino all’avvento del digitale, che a mio parere è stata la morte definiva dell’arte tipografica. Questo progresso ha portato alla chiusura di centinaia di tipografie in tutta Italia, e quelle poche che sono rimaste fanno una guerra fra poveri per abbassare i prezzi».

Quindi recuperare vecchi caratteri è un modo per salvare e mantenere viva l’invenzione di Gutenberg?

«Sicuramente sì, perché ogni tanto mi diverto a fare delle prove. Mi piace fare delle stampe a livello amatoriale e sperimentale con i caratteri mobili, i clichés, i loghi delle ditte e dei vecchi partiti che sono riuscito a collezionare. Mi sembra di rivivere i tempi di quando era un lavoro bello e piacevole, dove oltre alla manualità era necessaria una buona dose di fantasia». —



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