Boom di pit bull finiti al canile. «Colpa di adozioni alla leggera»
Nel giro di pochi mesi molti gli esemplari in seguito a rinunce di proprietà. La volontaria: «Ma è difficile farli riadottare, rischiano di morire nel box»
SCANDIANO. Si chiamano Capossela, Demon, Flai, Tyson, Robinson, Fedez, Red Bul. E hanno due cose in comune: sono finiti al canile, sono pit bull (o simili).
Sono arrivati negli ultimi mesi al Centro Soccorso Animali di Arceto. E, manco a dirlo: sono rinunce di proprietà. Vuol dire che i loro vecchi proprietari, un bel giorno hanno deciso di darli via. Poco tempo per occuparsi di loro - «È sempre a casa da solo...» - troppo poco spazio in appartamento, troppo vivaci, troppo impegnativi. Più semplicemente: si sono accorti di non riuscire a gestire l’impegno che un cane, e in particolare un cane di questa razza, richiede.
«Bene o male, sono il risultato di adozioni fatte senza consapevolezza. E al primo problema o alla prima difficoltà o quando ci si rende conto che un cane, qualsiasi razza sia, è un impegno c’è il canile» denuncia Elisabetta Zuncheddu, volontaria del canile. «Ma il problema è che cani simili al canile rischiano di rimanerci a vita, di morirci - chiarisce - Anche se sono buoni, gestibili ma non tutti lo sono, sono cani difficili da dare in adozione. Purtroppo, la nomea della razza condiziona le persone».
Sappiatelo, quando li adottate e non siete sicuri che li terrete. Sappiatelo quando decidere per loro il destino del canile. —
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